Il mondo cambia molto velocemente, lo sappiamo tutti.

Siamo tutti allacciati in un vortice che continuamente ci mescola, ci travolge, ci cambia, ci interconnette e che ci dovrebbe, in teoria, migliorare, invece ci peggiora.

La globalizzazione dovrebbe anche omogeneizzarci, al contrario forse, ci fa racchiudere nella nostra individualità ancora di più.

La globalizzazione dovrebbe favorire il dialogo, lo scambio, la collaborazione, invece spesso ci blocca e facciamo fatica a comunicare.

La globalizzazione dovrebbe anche servire a creare un mondo più giusto, all’opposto, le disuguaglianze aumentano.

Diventa sempre più forte il bisogno di equità per un modo migliore, invece la povertà, le repressioni, le ingiustizie, le prevaricazioni aumentano il divario tra gli esseri umani che genera non solo contrasti, ma guerre.

A fatica il mondo occidentale è riuscito a raggiungere un certo benessere, un elevato grado di cultura, un sistema sanitario democraticamente diffuso, una produzione che soddisfa beni e necessità, mentre invece altre aree sono rimaste in situazioni di irrimediabili difficoltà.

È significativo il difficile percorso che l’Africa non è riuscita ad intraprendere e molto difficilmente riuscirà a completare. Questo continente ha enormi ricchezze non adeguatamente utilizzate ed enormi potenzialità che rimangono inespresse. L'Africa è stata la mira degli appetiti di tutto il mondo, ultimamente anche della Cina che ha trovato le fonti per mantenere il suo enorme sviluppo industriale. Le mire sull'Africa sono sempre state unidirezionali, l'occupazione tentava di prendere, di sfruttare, di prelevare tutte le ricchezze naturali, così il continente ha perso non anni, ma centinaia di anni di storia. Quello che le è stato tolto non le è stato restituito, essa continua a chiedere, ma il risultato è che continua a pagare non più solo i colonizzatori, ma ora anche i mediatori dello sfruttamento che commerciano le illusioni del paradiso terrestre. Dopo aver pagato lo schiavismo in termini di vite umane sottratte, ora le perde al doppio, sul tavolo da gioco del mare, saldando in moneta pregiata la cessione dei corpi, perché vite non possono essere definite, quando vendute a numero o a peso.

L'integrazione economica tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo non si è mai evoluta in maniera proficua e pacifica. L'Africa chiede e giustamente, dobbiamo essere anche in grado di risponderle, naturalmente per un vantaggio reciproco - Freud sostiene che l’altruismo non è geneticamente parte dell’umanità. Un nuovo progetto moderno e democratico dovrebbe prevedere uno scambio paritario, un “do ut des” - o, per dirla con un detto genovese “nessuno dà niente per niente”.

E’ anche giuridicamente ammissibile stabilire che nessuno può dare e nessuno può chiedere (soprattutto) senza una corresponsione egualitaria di diritti e doveri.

In questo momento, tutto il mondo sta attraversando una grossissima congiuntura, non siamo ancora usciti dal crollo economico del 2007-8 che, dopo essere stati sprofondati nel baratro sanitario, stiamo di nuovo entrando in una depressione economica peggiore, destinata a diventare un’ angoscia politica, dato che appaiono gli elementi di una dittatura emergente che impone il coprifuoco nello stesso momento in cui le forze internazionali impegnate a finanziare vaccini, di cui non si conosce la vera validità, continuano a far sì che persistano guerre che uccidono molto più crudelmente del virus, con particolare accanimento sui bambini e gli indifesi, o si finanzi la guerra batteriologica.

Non c’è bisogno che ce lo dica Papa Francesco che stiamo vivendo una terza guerra mondiale, soprattutto Bill Gates preconizza a breve una guerra biologica (o c‘è già?).

E’ inconcepibile che le contese che emergono nella guerra in Siria vengano a ripercuotersi sulla nostra salute; il mondo occidentale cerca di ostacolare la Russia su quei campi di battaglia, non riuscendoci, continua a contrastarla, rifiutando di acquistare il suo vaccino, dal nome eclatante Sputnik. Sebbene sia difficile valutare l’efficacia delle medicine, dato che occorrono conferme dopo anni di validazione, in questo caso bisogna considerare prioritariamente l’urgenza che può dare conferma alla storia che ci dimostra come i livelli raggiunti dalla Russia in campo scientifico nei tempi moderni siano decisamente incisivi. Questo è avvenuto grazie alla forte rigidità e accentuata selezione dell’apparato educativo con rigori da regime assoluto, più simili alla politica di destra che di sinistra, come ufficialmente conclamato. Ciò non ci può meravigliare se cerchiamo conferma nelle purghe staliniane, che vanno ad appaiarsi alle dittature di governi opposti.

La guerra ferma il progresso, uccide la cultura, arrestare la guerra invece significa far avanzare la cultura, perché la guerra è data dall’ignoranza.

Il mondo sta mirando moltissimo ai valori culturali, perché tutti hanno capito che i soli interessi economici non sono più sufficienti a salvare il mondo. Gli svolgimenti economici possono formare lo strato di base di una civiltà, la quale si evolve grazie alle evoluzioni culturali. Il sentiero culturale non è scevro di difficoltà, di punti spinosi, di grosse spese, di faticosi cammini, di inaspettate e impreviste conseguenze, però è l'unico modo di procedere. Il mondo occidentale è nato sulla cultura greco romana, poi si è evoluto secondo una cultura meccanicistica e materialistica e sta ora riprendendo le basi della sua formazione, attraverso una integrazione di cultura umanistica e tecnologica che troverebbe una sintesi nell’ideazione dell’intelligenza artificiale.

Anche il Nord Africa è sbocciato sulla base della civiltà egizia, mescolatasi poi con varie influenze che ne hanno scemato il tenore. L' Africa, quindi, dovrebbe ripartire dal ciclo culturale interrotto di una delle manifestazioni più considerevoli dell'umanità. Se l’iter è stato troncato anche per interventi occidentali, l'Occidente può recuperare i passi falsi ricucendo un dialogo; si tratterrebbe di integrare idealmente lo spirito della cultura egizia con l’anima della cultura romana.

Quando Adam Smith parlava di vantaggio competitivo delle varie nazioni, intendeva dire che ogni nazione ha qualche sua prerogativa rispetto alle altre e che, potendo essere diversa l’una dall’altra, permette la definizione di una identità e specificità che diventa il faro del suo sviluppo. L'integrazione virtuosa dei vantaggi specifici dovrebbe portare ad un migliore sviluppo della condizione umana dal punto di vista economico e sociale, speriamo anche politico.

Ora come ora, i nostri paesi chiamati industrializzati, hanno enormi potenzialità mal distribuite, d'altra parte l'Africa ha enormi quantità di materie prime, non solo mal distribuite, ma ancor peggio, malamente sfruttate, quindi un primo passaggio potrebbe essere una ridistribuzione del potere economico che porterebbe a livellare gli squilibri educativi, i quali, a loro volta guiderebbero verso un percorso politico democratico.

Senza cultura non può esistere democrazia e non può verificarsi nessun avanzamento.

Tutto il nostro tracciato tecnologico industriale non è stato in grado di apportare evoluzione in un continente che ha molti più tesori di tutti gli altri e di cui abbiamo bisogno. Queste energie rimangono inespresse, malamente conosciute o malamente prosciugate dall’ultimo imperialista che è la Cina. Il fatto che imprenditori voraci abbiano sfruttato i paesi colonizzati ha fatto sì che, sia nei paesi di partenza che nei paesi di occupazione, qualcuno si sia arricchito e qualcun altro si sia impoverito, in entrambi i casi, in maniera eccessiva. Chi non è stato vorace, come i missionari, è stato comunque predatore, ha rubato la cultura locale identificabile con le credenze religiose, senza che la nuova credenza imposta portasse al miglioramento della persona e della società. Non è stato furto, perché sostituita con altro, ma appropriazione indebita sì, perché nessuno aveva mai chiesto di cambiare la propria fede con una di cui non conosceva l’esistenza. Ci si potrebbe chiedere però come mai chi ha fede nella verità assoluta monoteistica, considerata come unica, non sia però il primo a frenare la fede musulmana che qualche estremista vuole imporre con la forza a tutto il mondo.               Speriamo non sia solo perché anche quella è monoteista.

Adriana Galvani

Unipomediterranea