Se io ho un gatto, posso chiamarlo Fuffi, ma posso anche chiamarlo cane, come a volte chiamo mio marito, ma resta sempre un gatto, e a mio marito voglio ugualmente bene.

Se Igor è russo, non si offende a dirgli che ha la pelle troppo bianca e che sembra un fantasma. Se Rania ha i capelli nerissimi, perché è nata in Giordania, è contenta quando le dico che è bellissima coi suoi capelli neri ed occhi ancor più neri e mi risponde che tutte le donne della sua razza sono come lei.

La razza non è un discrimine, è una descrizione, una determinante geografica, data da un luogo in cui i raggi solari battono in una certa maniera, e in cui sono sempre arrivati in quel modo.  Il nostro globo è inclinato rispetto alla posizione del sole, quindi non siamo tutti uguali sotto il sole. Ne dipende una temperatura e una distribuzione delle stagioni che determina il colore della pelle, come determina un certo tipo di alimentazione.

Tutto sulla terra è determinato dai raggi solari, anche le nostre lamentele del caldo e del freddo.

Il sole influisce sul nostro modo di muoverci e soprattutto modifica in continuazione il nostro DNA.

Non deve sembrare strano, perché siamo figli del sole, anzi figli delle stelle (lo diceva una bella canzone di anni fa), perché il sole è una stella.

La nostra composizione deriva da corpi stellari estinti, è un ri-assemblaggio delle particelle stellari che si sono sparse nell’universo. Siamo fatti della stessa materia di tutti gli elementi dell’universo, come gli animali, le piante, i sassi, la sabbia, il mare…..

Ha senso a tal punto credere che parlare di razze abbia un significato politico?

D’altra parte non si può asserire che siamo tutti uguali. La biologia ci dice che non è mai esistito in natura, e mai esisterà, un essere completamente uguale ad un altro. (Beh!! Ammettiamo che questo ci sembra strano quando guardiamo i cinesi!)

Col progresso dell’economia, della società, del costume, si vanno sfumando anche le diversità tra persone di età diverse, tra sessi. Con l’avanzare dei sistemi legislativi ed educativi, le differenze si notano maggiormente tra persone formate in ambienti dissimili.

Entra maggiormente in contrasto la formazione e l’educazione personalizzata che fa sì che possiamo parlare di razzismo culturale.

La cultura è certamente soggettiva, ma rimane una parvenza di ciò che si può ancora chiamare razzismo, ma ben mi si accetti se chiamo delinquente l’assassino e non il prete; bugiardo chi mi prende in giro, se io chiamo ladro quello che mi ruba l’auto; non mi sognerei mai di chiamare ladro chi me l’aggiusta - anche se, a volte, lo penso, quando mi presenta il conto. Ma posso anche dirglielo, ridendo, e lui riderà con me…. pensando in cuor suo, addirittura un peggiore epiteto per la mia avarizia.

Alla fine, siamo pari, siamo tutti razzisti.

Come dice Crepet, “mi rifiuto di pensare che (1=1) uno è uguale a uno”.

Adriana Galvani - Rettore della Libera Università Popolare Mediterranea -