Eran trecento…..

Vi ricordate questa bellissima poesia,  “La spigolatrice di Sapri” ?

 

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.

Me ne andavo al mattino a spigolare,
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore;
e alzava una bandiera tricolore;
all'isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s'è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra.

Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra,
ma s'inchinaron per baciar la terra,
ad uno ad uno li guardai nel viso;
tutti aveano una lagrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane,
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
“Siam venuti a morir pel nostro lido”.

Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per mano,
gli chiesi: “Dove vai, bel capitano?”
Guardommi, e mi rispose: “O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella
.
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: “V'aiuti il Signore!”

Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontrâr con li gendarmi,
e l'una e l'altra li spogliâr dell'armi:
ma quando fûr della Certosa ai muri,
s'udirono a suonar trombe e tamburi;
e tra 'l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.

Eran trecento e non voller fuggire;
parean tremila e vollero morire:
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a loro correa sangue il piano:
fin che pugnar vid'io per lor pregai,
ma a un tratto venni men, né più guardai:
io non vedea più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.

Penso che nessuno la dimentichi, anche se forse nessuno ricorda il nome dell’autore, Luigi Mercantini[i].

Io la ricordo con nostalgia perché la studiai da ragazzina, quando le storie dei bei ragazzi erano pane quotidiano per noi studentesse da strapazzo.

Ora mi torna in mente, perché, a parte i baldi giovanotti, è una poesia piena di valori oggi dimenticati: il valore della patria, dell’onore, il senso del dovere, l’amore per la propria terra.

In poche parole, è la storia di un gruppo di irredentisti dell’Ottocento che sono partiti dal Nord, via mare, per liberare le terre del Sud dai Borboni, al fine di realizzare l’Unità d’Italia.

Purtroppo il loro intento non era conosciuto e nemmeno immaginato dai tranquilli contadini, chini sulle loro coltivazioni - come dice il titolo - che non li difesero dal massacro delle truppe borboniche.

L’Unità del Paese è costata molte vittime, tante battaglie sono risultate inutili, soprattutto se si pensa che siamo ancora lontani da una vera unità o identità nazionale.

Allora non c’erano partiti che si scannavano tra loro e si pensava che, cacciato lo straniero, si dovesse vivere in perfetta armonia. Non si prefigurava certamente l’invasione di altri stranieri che non sono venuti a dominarci, ma che in effetti ci dominano ancor di più, perché non stanno su un trono a comandare dall’alto, ma si infiltrano dal basso nelle nostre vite, sopravvivono come parassiti, senza dare nulla in cambio, senza partecipare alla nostra vita e alla nostra identità.

Non solo battaglie politiche abbiamo sostenuto dall’Unità, ma lotte sociali continue, per avere un lavoro, un sistema legale, un’amministrazione efficiente, una giustizia paritaria, un’educazione diffusa e un sistema sanitario per tutti e infine, perché no, i nostri diritti, riconosciuti, alle vacanze, al divertimento, allo svago, ad un ambiente sano e pulito e ad una vita lunga e tranquilla.

Tutto è costato sangue e lavoro, fatica e sforzo, ma in questi tentativi siamo cresciuti come popolo, siamo arrivati a realizzare, se non maggiore uguaglianza, la democrazia. Purtroppo questa democrazia è ora solo immaginifica, perché la voce del popolo si confonde col rumore del mondo globale.

I valori sono dimenticati, anzi sconvolti, l’eroe non è più quello che combatte per sé e i suoi simili, ma quello che fugge, che scappa dai propri doveri e dalle proprie responsabilità. E’ quello che pensa solo a sé, se sbaglia scappa, se non è contento fugge, se vuole qualcosa, non se la guadagna, ma se la prende.

L’ideale non è più umanitario, ma economico, la fede è quella della moneta e così non esiste né l’amore per sé, né per gli altri, siano essi la famiglia, i figli, i genitori.

Non esiste nemmeno l’ideale della realizzazione personale o quello della dignità personale, e, questo è proprio il ciglio del baratro.

Adriana Galvani – Unipomediterranea -

 

[i] Oggi non si ritrova più a scuola sulle antologie moderne, ma è ben spiegata su Wikipedia.