Oggigiorno le notizie giornalistiche vanno moltiplicandosi per mille per potere discutere, presentare ed analizzare i vari casi di appartenenza sessuale che si stanno rivelando e aprendo, dopo le leggi che in vari Stati hanno concesso il riconoscimento della legalità delle unioni omosessuali.

Qualcuno ha parlato di terzo sesso, alcuni giornalisti parlano anche di quarto sesso, anche se non si sa cosa sia, giacché nemmeno il terzo è proprio chiaro.

 

Il fatto è che forse non si può nemmeno più fare un elenco, quindi parliamo di fluidità sessuale.

La liberalizzazione ha portato infatti con sé una varia enumerazione e una varia titolazione. Per non far torto a nessuno non si dovrebbe parlare più di sesso o di genere, ma si dovrebbe parlare solo di persone. La realtà è che quando si presentano dei documenti, delle richieste e offerte di lavoro, di esperienza ecc.. si richiede il sesso; in America si richiede anche l’appartenenza etnica. Il sesso non può essere messo in piazza, è un affare privato e sarebbe civile tenere per sé i propri affari.

In effetti anche nel passato ci sono state tutte queste variopinte forme di identificazione delle proprie tendenze sessuali, solo che venivano represse, ora si manifestano sotto tutti gli aspetti, anche meno appropriati. La liberalizzazione ha portato ad una non conformità, non solo di aspetti interiori, ma anche esteriori, anzi a varietà continuamente mutevoli di evidenze, per comunicare qualcosa con gli accessori, il portamento, l’atteggiamento, sotto forme spesso non classificabili, che spesso ci stupiscono o almeno non lasciano indifferenti i tradizionalisti.

Forse non siamo abituati a vedere il mascheramento di quello che è scritto nella carta d'identità ed è celato nel DNA. Quante volte capita di vedere persone né maschi né femmine; non che ci importi molto degli affari degli altri, però la ambiguità, se non altro, stupisce e attira la curiosità, non negandoci che qualcuno gioca proprio nell’attirare gli sguardi.

Quando vediamo una persona non rientrabile nel colore rosa o nell’ azzurro, cerchiamo magari di vedere come sono le scarpe, il seno o le natiche; ma è forse più facile leggere gli abiti. Non è vero che l'abito “non fa il monaco”, anzi direi che l'abito fa il monaco, perché molte persone comunicano proprio attraverso l'abbigliamento. Certi maschi, che vogliono comunicare una diversa appartenenza, riescono ad essere anche più eleganti delle femmine; coordinano colori e accessori con una cura persino eccessiva.

Una femmina che era nata con caratteri secondari sessuali maschili ricordava di aver avuto dei grossi problemi tutta la vita perché non aveva mai saputo lei stessa in quale genere identificarsi; aveva una capigliatura da un uomo, però portava una maglietta rosa e la collanina di perle, assieme a jeans maschili. Era nata maggiormente donna, ma, nell'età dello sviluppo, era andata più verso il genere maschile, quindi poteva anche accettare l'evoluzione, ma non voleva dimenticare la sua origine, così lei stessa era la prima a soffrire nel cercare un equilibrio.

Di persone equilibrate in giro non ce ne sono tante e, chiaramente, fa più fatica ad esserlo una persona che è nata con un sesso e se ne sente addosso un altro, una persona che vorrebbe essere di un altro sesso anche se non ne ha nessuna caratteristica.

Perché, ad esempio, un uomo grande e grosso, forzuto, nerboruto, barbuto, mette un orecchino e per giunta col brillantino? Quale messaggio vuole comunicare? Di voler uscire da un ordine catalogato che forse nessuno di noi più accetta più? A volte i segnali non sono così chiari, altre volte lo sono fin troppo, infatti può essere più maschile il portamento di una donna che vuol dimostrare di essere uomo. E’ il linguaggio del corpo, che include tanti passaggi e diventa un mezzo di avvicinamento e di superamento delle difficoltà di dialogo.

L'ultimo evento a cui ho assistito ha lasciato un po' perplessa me e quelli attorno a me, anche se nessuno ha avuto il coraggio di soffermarsi ad osservare, né di commentare.

Mi trovavo in una città tedesca alle otto del mattino, in un giorno infrasettimanale, su un autobus pieno di studenti e lavoratori. Uno di questi ha lasciato tutti stupiti perché costituiva il massimo dello sbilanciamento tra fisico e psiche. Si trattava di una persona che mostrava un sesso dalla testa alla cintura e un altro sesso dalla cintura in giù. Non potremmo dire sesso, ma identità sessuale; nella parte superiore del corpo appariva uomo al cento per cento, anzi con delle sembianze addirittura militari, simili ai soldati nazisti: capelli cortissimi, quasi rasati, occhiali seriosi, giacca di taglio classico, sulla schiena uno zaino da montagna che lo faceva sembrare ancora più mascolino. Dalla cintura in giù indossava due pantaloni aderentissimi di ecopelle lucida rossa, ai piedi scarpe con tacco altissimo, tanto alto come non avevo mai visto nemmeno su una donna. Non si parla qui del solito tacco 12, sembrava di più di 20 cm per la zeppa sulla parte anteriore e talmente sottile che sembrava dovesse rompersi da un momento all'altro. Nemmeno la modella più avventata riesce a mettersi tali calzature, nemmeno alle sfilate, persino eccessive per le borchie. La persona più meravigliata era l'autista che vedeva salire un uomo che, arrivato alla predella, mostrava un abbigliamento da night club. Un uomo coi tacchi che doveva cercare subito posto a sedere, per non cadere in mezzo alla folla. Prima di scendere, si era messo in ordine i pantaloni che dovevano rientrare in quella specie di stivaletti corti, ma… altra meraviglia, la gamba non era coperta da una calza da donna, ma spuntava un corto calzino grigio di lana grezza. Di fronte a quest’ultima stranezza ho pensato che forse non era manifestazione di linguaggio transessuale, ma probabilmente la persona si preparava per andare a teatro. Non si capisce perché una persona che va a lavorare si debba conciare in tal modo, in abbigliamento adatto ad incontri notturni o alla discoteca, ma chiaramente nemmeno adatto a queste situazioni, data la disparità nell’ apparenza.

Troppo strana la scena, così strana che non riesco a togliermela dagli occhi …. forse proprio a causa di quel calzino grigio. O dei tacchi?

 Adriana Galvani - Unipomediterranea -