Il lunedì mattina nel bar tra un caffè ed un cornetto si discute generalmente di calcio. Tutti si ergono ad allenatori o Presidenti di questo o di quel club, ma, capita spesso almeno di questi tempi, che invece di dissertare sul rigore giusto o ingiusto si possa iniziare un discorso che, mano mano, diventa sempre più serio ed infuocato.

Si discute del problema degli immigrati, dei clandestini e dei terroristi.

Quest’ultimo è l’argomento del giorno : sicurezza, controlli ed espulsioni!

E così è capitato che mi sono ritrovato coinvolto, mio malgrado, in una discussione fiume intorno al problema “clandestini” da molti definiti “profughi”.

Il mio pensiero è molto semplice: la qualifica di “profugo” o “perseguitato politico” va attribuita a chi è costretto contro la propria volontà ad abbandonare la proprio Patria per discordanze di pensiero politico , a chi, vivendo in una terra dove vige la dittatura, si ritrova a prendere una posizione in favore della libertà e della democrazia o a chi scappa lontano da una guerra che lo vede coinvolto suo malgrado.

Credo sia doveroso da parte dei popoli più “civili” dare loro ospitalità ma credo anche che l’ospite debba attenersi alle regole di chi li ospita.

Non ritengo “profugo” o “perseguitato politico” chi abbandona la propria terra in cerca di un miglioramento economico della propria esistenza: questi, traghettati dai barconi , sono semplicemente da considerarsi “clandestini” perché non possono essere considerati neanche  “emigranti”, in quanto l’emigrazione è giustificata dalla certezza di un lavoro nella terra che li ospiterà e, certamente,  l’Italia non ha la possibilità di dare lavoro dal momento che non ha lavoro neanche per i propri cittadini.

La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è altissima e non è rara la fuga dall’Italia in altri Paesi cosiddetti “civili” di tante persone che qui non hanno la possibilità di inserirsi nel circuito produttivo.

È’ sicuramente un problema serio e complicato da risolvere unitamente alla Comunità Europea ma non in Europa quanto piuttosto nei Paesi di origine di questa gente.

Troppi interessi economici delle nazioni “ricche” hanno innescato una guerra tra i “poveri” con queste disumane  conseguenze e, non solo, hanno generato anche dittature e lotte tribali fino ad arrivare agli eccessi le cui conseguenze le stiamo pagando quasi ogni giorno con il sangue di vittime innocenti la cui sola colpa è stata quella di trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Su quei barconi arriva di tutto e solo in minima parte arrivano profughi veri: una moltitudine di giovani che si definiscono perseguitati politici o che asseriscono di scappare dalle guerre piuttosto che dire di scappare dalla fame.

E tra di loro anche aspiranti “assassini”! 

Ma la cosa ancora più grave è il business che gira intorno a questa massa di “disperati”: non sono esseri umani ma numeri ed ogni numero rappresenta dei soldi: cooperative che sotto le finte vesti dell’assistenza umanitaria lucrano a più non posso relegandoli poi neanche in ghetti ma in veri e propri lager o gulag.

Il problema deve essere risolto “a monte”, nelle terre di provenienza di questi derelitti e ciò sarà possibile farlo solo nel momento in cui agli interessi economici delle grandi superpotenze mondiali si sostituirà l’interesse umano: basta con lo sfruttamento dei più poveri e dei più deboli!

La storia insegna che là dove c’è ignoranza, fame e miseria c’è sempre un popolo pronto alla guerra ma sempre spinto da qualcuno che, con la motivazione religiosa o politica, è in grado di saperlo manipolare.

Ogni nazione deve garantire al suo popolo tranquillità e benessere: l’Italia è degli italiani, popolo sempre disponibile all’ospitalità ed alla integrazione, quindi non è tollerabile che vengano stanziati milioni e milioni di euro per “ospiti”, forzatamente “ospiti”, togliendoli a chi, figlio di questa terra, è costretto a vivere in macchina o a rovistare nella spazzatura!

Lone Wolf