L’immortalità di un affresco: il “Giudizio Universale”

L’arte ha una propria storia e per ammirare e cogliere il significato dei  capolavori bisogna avere un quadro generale che comprenda come  coordinate principali sia  l’epoca storica in cui si collocano sia la vita dell’artista con la sua personalità.

Storicamente  si passa dall’arte primigenia all’arte nelle grandi società agricole ,dal rinascimento all’arte contemporanea.

 

Ogni tipo di arte o movimento artistico ha la sua importanza e tra questi segna un passaggio importante il Rinascimento. Infatti nei primi anni del XV secolo, alcuni artisti dettero vita ad un rinnovamento dell’arte medievale, basandosi sul recupero dei modelli classici,greci e romani, da cui appresero il metodo per dare concretezza e senso della realtà alle opere e per esprimere l’ideale di perfezione tipico della mentalità umanistica. In questo modo vi è un “primo rinascimento”che abbandona l’era medioevale e tocca quella moderna. A partire dal XVI sec., il rinascimento entra nella “stagione delle certezze”. Lo scopo non è più solo quello di imitare la natura, ma di raggiungere la perfezione delle opere. Tra i protagonisti di quest’era vi sono: Leonardo da Vinci, Bramante, Michelangelo e Raffaello. Uno degli affreschi che ha una forte tradizione religiosa è quello di Michelangelo Buonarroti, ovvero “Il Giudizio universale”.

La figura dominante è quella del Cristo, colto subito prima del momento in cui verrà emesso il verdetto del Giudizio. Il suo gesto, imperioso e pacato, richiama l’attenzione di tutti e cerca di diminuire l'agitazione circostante: vi è un ampio e lento movimento rotatorio in cui sono coinvolte tutte le figure. Lo sguardo po cade sulle due lunette in alto con gruppi di angeli che portano con se i simboli della Passione (a sinistra la Croce, i dadi e la corona di spine; a destra la colonna della Flagellazione, la scala e l'asta con la spugna piena di aceto). Accanto a Cristo vi è la Vergine, e dalla sua espressione si nota solo rassegnazione visto che  non può più intervenire nella decisione, ma solo attendere l'esito del Giudizio. Nonostante ciò lei guarda con dolcezza gli eletti al regno dei cieli. Anche i Santi e gli Eletti, disposti intorno alle due figure della Madre e del Figlio, sono in attesa di sapere il verdetto. Tra i santi raffigurati vi sono San Pietro, San Lorenzo, San Bartolomeo, Santa Caterina d'Alessandria, San Sebastiano. Nella parte in basso, al centro gli angeli dell'apocalisse risvegliano i morti con il suono delle lunghe trombe; a sinistra i risorti diretti verso il cielo recuperano i corpi resuscitando, a destra angeli e demoni mandano i dannati nell'inferno. Infine, in basso Caronte remando insieme ai demoni fa scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice dell’inferno Minosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente che morde i suoi genitali a simboleggiare la fine della procreazione  del genere umano. Tale scena riprende alcuni passi dall'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Michelangelo  non si limitò allo studio delle sculture antiche per ottenere il realismo della figura umana, ma si concentrò sul corpo umano stesso e riuscì a far esprimere alle sue figure qualsiasi atteggiamento egli desiderasse. L’attenzione alle movenze dei corpi insieme alla grandiosità della visione d’insieme della volta della Cappella Sistina dimostrano che Michelangelo è un grande maestro, artista completo, ammirato in tutta l’Europa. Il caos del dipinto rispecchia bene la tormentata religiosità di quegli anni, caratterizzata da contrasti, sia teologici che armati, fra Cattolici e Protestanti. Il Buonarroti fu d’accordo nella soluzione di una riconciliazione fra Cristiani dopo una riforma interna della Chiesa stessa. Tale affresco risulta ancora attuale visto che il Cristianesimo ribadisce il concetto di giudizio che , alla fine del mondo, la divinità emetterà nei confronti di tutti gli uomini. Per la Chiesa Cattolica, il Giudizio Universale è una verità di fede fondata sul nuovo testamento. Quindi nell’ammirare tale capolavoro si risveglia in noi il mistero religioso fondato sulla credenza nell’aldilà e cresce la consapevolezza collettiva di una separazione tra il bene( i buoni) e il male(i peccatori), un dualismo che tormentava già i primi filosofi.

 GerardoDP