Situazione politica molto ingarbugliata e pericolosa per lo stallo in cui si versa. Scadenze importanti ed improrogabili da affrontare con il serio rischio di aumenti a catena che immancabilmente si ripercuoterebbero sui singoli cittadini.

Ad oltre due mesi dalle elezioni politiche, che non hanno visto nessun partito o coalizione di partiti ottenere i numeri per formare un governo stabile, l’Italia è ferma al “palo”: inutile e superfluo stare a discutere di chi sia la colpa di tutto ciò perché la colpa principale è della legge elettorale strutturata in modo così anomalo da aver portato questa situazione.

Il Presidente della Repubblica giusto ieri dopo l’ennesimo giro di consultazioni nella comunicazione data ai giornalisti ha prospettato una soluzione di “comodo” e momentanea giusto per affrontare le emergenze, rivedere la legge elettorale per poi ritornare al voto.

Mattarella ha paventato l’ipotesi di un Governo “neutrale”, se volete di “comodo” o di “scopo”, che sostituisca l’uscente Governo Gentiloni in modo da non avere un vuoto politico fin troppo prolungato con seri danni all’economia italiana.

Dovrebbe essere un Governo “a tempo limitato” perché comunque si ritornerebbe alle urne subito dopo dicembre. Inoltre, se durante questo arco di tempo, le forze politiche elette nelle ultime elezioni dovessero trovare un accordo per formare un governo “politico”, questo stesso governo “neutrale” si dimetterebbe. Il tutto nasce anche dal fatto che ritornare ora alle urne comporterebbe seri rischi per l’economia italiana, oltre al fatto dei tempi strettissimi per affrontare poi le emergenze.

Da profano, ed apoliticamente parlando, credo che sia la soluzione più salomonica che ci possa essere, poiché si avrebbero circa sette mesi per risistemare la legge elettorale, approvare il bilancio dello Stato e provvedere alla gestione della normalità quotidiana.

Sembra, pur tuttavia, che le varie forze politiche, ad eccezione del PD, non condividano questa soluzione ed insistono per tornare subito al voto, per cui si potrebbe ritornare alle urne, anche se con tempi strettissimi per l’espletamento delle varie procedure, già nel mese di luglio con tutti i rischi che ne deriverebbero perché, essendo un periodo di ferie, l’astensionismo potrebbe lievitare notevolmente a danno della democrazia.

Jampy