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Categoria: Politica
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Il prossimo 4 dicembre la gente sarà chiamata al voto per approvare o meno le modifiche apportate ad alcuni articoli della Costituzione italiana.

Si è infervorato il dibattito politico tra i due fronti, quelli del ”si” e quelli del “no”, soprattutto in questi ultimi gironi.

Tutti i leader dei vari partiti o schieramenti politici vanno in cerca di voti per sostenere la propria posizione.

E così si arriva a sostenere che il Presidente del Consiglio debba dimettersi dopo il voto se dovesse vincere il “no”, una nuova consultazione popolare ed altre cose di questo tipo.

Lo stesso Renzi, il Presidente del Consiglio italiano, fin dal principio sostenne che avrebbe rassegnato le dimissioni se avesse prevalso il “no” perché “questa è un’occasione da non perdere”!

E come se non bastasse si paventa l'ipotesi di un governo tecnico o addirittura il fallimento di alcune banche italiane, per non parlare poi delle reazioni degli altri Stati europei.

Renzi, e mi ripeto, fin dal principio sostenne che, in caso di vittoria del no, avrebbe rassegnato le dimissioni: ma, stando così le cose, questa consultazione popolare riguarda la libera espressione della volontà del popolo o è una votazione politica che anticiperebbe di fatto le amministrative?

Sembra quasi che si stia ricattando il popolo: o con noi o contro di noi! 

Qualcosa quindi in tutto ciò non torna: per prima cosa, nessuno si è preoccupato di spiegare a noi altri miseri mortali cosa vogliamo modificare e come lo vogliamo modificare … e non mi si venga a dire che “la legge non ammette ignoranza”, perché sarebbe come dire che ogni cittadino dovesse conoscere tutti gli articoli della Costituzione nonché tutti quelli del Codice Civile e Penale con aggiunta di entrambe le procedure … ma, comunque, quanto mai hanno dato la possibilità alla massa di capire ed approfondire questi argomenti di fondamentale importanza per la vita democratica di un popolo?

L’informazione e la conoscenza della “politica”, con tutti i nessi e gli annessi, sarebbero dovute venire dalla istruzione cioè dalla scuola, da quella scuola che o troppo politicizzata o troppo penalizzata o ancor peggio troppo volutamente sottovalutata, è diventata un’azienda e non più una fucina di cultura.

In secondo luogo, il “referendum” è “apolitico ed apartitico” proprio perché è la massima espressione della volontà popolare e quindi della democrazia … ma quanto mai in Italia il “referendum” è stato l’espressione apolitica ed apartitica del popolo?

Basta ricordarsi dei referendum precedenti e di come sono stati gestiti e proposti!

In terzo luogo, dei referendum che sono stati fatti in Italia fino ad oggi, quanti hanno poi trovato lo sbocco per cui si era espresso il proprio parere?

Uno Stato democratico dovrebbe basarsi , in primo luogo, su una ottima informazione attraverso il potenziamento delle strutture culturali e dei mass media, non politicizzati ovviamente, ed , in secondo luogo, dovrebbe dare voce al popolo attraverso i referendum perché ,che piaccia o meno ai signori politici, essi non sono i “padroni” ma gli “esecutori” della volontà del popolo che li ha eletti quali loro rappresentanti dando loro mandato per la gestione della cosa pubblica.  

Lone Wolf