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Categoria: Politica
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Forse queste elezioni sono state le più violente, sicuramente nel linguaggio, di quante altre mai, e i risultati meno prevedibili di quanto sembrava già quasi confermato otto anni fa.

Andiamo al di là di quante mogli ha avuto e di quanti soldi abbia Trump, di quanto, come donne, ci dispiaccia che abbia perso questa opportunità la prima candidata al femminile.

Se andiamo al di là di tutto il baillame, notiamo che il mondo gira verso destra. L’avevamo visto con Brexit; con la rimonta dei nazionalisti in Austria; in Francia con le ultime elezioni, in cui si è trovato un escamotage per fare barricata contro la forza dirompente di Marine Le Pen; in Italia coi ballottaggi che scardinano callosità politiche.

Non c’è da meravigliarsi, è nientemeno la storia che si ripete, ma noi ci dimentichiamo presto della nostra “maestra di vita”.

Ci siamo dimenticati che questo è stato il modo in cui sono nate le dittature che hanno portato alla seconda guerra mondiale.

Erano nate nello stesso clima di crisi economica, di disoccupazione prolungata, di caduta del valore delle monete, di lotte di rivendicazioni da parte delle sinistre.

Può confermare la prospettiva, questa crisi che dura da troppo tempo, che non dà segnali di ripresa, che non fa vedere la luce in fondo al tunnel, ma sempre più buio.

Ad essa si aggiungono le crisi delle borse e delle banche, la corruzione che, invece di diminuire in un mondo più informato e che predica la trasparenza, aumenta a destra, a sinistra, nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo, dove la via di sviluppo è divenuta quella della clandestinità.

Adriana Galvani  Upomed