Cani dall'Est: cimurro ed epatite tra i rischi sanitari? Introduzione di nuovi ceppi virali o ricomparsa di malattie sottoposte a profilassi

Le ripercussioni sanitarie legate all'importazione illegale di cani di razza dai Paesi dell'Est Europeo sono numerose e serie. Malattie come il cimurro, le rogne e i parassiti intestinali sono favorite dal commercio illegale di questi cani, movimentati in età troppo tenera. Oltre al cimurro, è verosimilmente imputabile ai cani provenienti dall’Est europeo anche la ricomparsa in Italia dell’epatite infettiva canina.

Alcuni recenti articoli prodotti dalla facoltà di Medicina Veterinaria di Bari (Dipartimento di sanità e benessere animale) segnalano l'introduzione sul territorio nazionale di ceppi virulenti del virus del cimurro e dell'adenovirus del cane tipo 1 (responsabile dell'epatite infettiva). Si evince in particolare dai suddetti articoli che l'importazione illegale di cani dai Paesi dell'Est è stata associata all'introduzione in Italia di ceppi del virus del cimurro tipici dell'ecosistema artico, nonché alla ricomparsa in Italia dell'epatite infettiva canina, malattia che, come accaduto negli altri paesi dell'Europa Occidentale, avrebbe dovuto essere debellata a seguito dell’ assidua profilassi vaccinale.

Uno degli articoli dell’Università di Bari descrive quattro episodi di epatite infettiva canina (ICH) verificatisi in Italia tra il 2001 ed il 2006, tre dei quali in canili del Sud e uno in due cuccioli di razza importati dall’Ungheria. In tutte le epidemie si identificava mediante isolamento e PCR l’Adenovirus canino tipo 1 (CAV-1). Lo studio mostra come CAV-1 sia attualmente circolante nella popolazione canina italiana e come sussista ancora la necessità di una profilassi vaccinale.

Un secondo articolo mostra come in Italia circolino almeno tre ceppi di virus del cimurro canino (CVD), uno dei quali di origine artica. Il terzo articolo descrive l’utilizzo della Hemi-nested PCR per la genotipizzazione dei ceppi di CVD, metodo che potrebbe essere utilizzato per gli studi epidemiologici, giacché il commercio illegale o incontrollato di animali può modificare l’epidemiologia virale introducendo nuovi ceppi in aree CVD native oppure causando la riemergenza di CVD in aree in cui la malattia è controllata da una profilassi efficace.

 Dottor Giuseppe Tranchese