Quando si tira troppo la corda, sembra che non si debba rompere mai, poi, improvvisamente, cede l’ultimo piccolissimo filo e cadiamo per terra senza avere preso le dovute precauzioni, che già si potevano prevedere.

Si dice che errare è umano, ma perseverare sia diabolico.

Ebbene in fondo di ognuno di noi non c’è forse qualcosa di diabolico, che ovviamente teniamo a bada con ogni cautela, finché non scoppia, magari senza ragione?

Per fare un innocuo esempio, non notiamo forse che, se facciamo una dieta, un bel giorno o un bel momento ci avventiamo su un dolce o un gelato, con tanta più soddisfazione tanto più lunga è stata l’astinenza? (Quando io seguo consigli di diete con i cibi da evitare, mi viene ancor più voglia di cibarmene.)

Quanto più avanza la tecnologia, tanto più avanza anche la tecnica alimentare e della conservazione, ma aumentano le conseguenze igieniche, con il sorgere o l’aggravarsi di malattie o anche semplici intolleranze. Vi si rimedia con l’aumento corrispondente di medicinali. Si avvia così una corsa contro il tempo, il tempo della salute e della vita che ci è concessa. Sopravviviamo certo di più, ma diventa una sopravvivenza incatenata, tanto che la medicina si sta chiedendo se sia opportuno allungare delle vite ad uno stadio di assoluta infermità. La durata della vita è in continuo allungamento, soprattutto nei paesi ad alto tenore di vita, ma la natura ha dei limiti e non ci è dato superarli senza rischio, per questo anche un invisibile virus può avere la meglio sulle persone. E’a questo punto che la vita si spezza come una corda troppo tirata; non ce la facciamo più nemmeno a respirare.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riporta che la prima causa di morte nei paesi sviluppati è data da insufficienza respiratoria, mentre non è questa nei Paesi in via di sviluppo, in cui prevalgono le malattie da carenze. Le nostre sono malattie da eccesso, eccessi di tutti i tipi, mentre le nostre carenze sono le mancanze di cura di sé stessi.

Tutto ciò si associa all’attuale problematica del Corona Virus che provoca la morte per insufficienza cardiaca, associata all’insufficienza respiratoria, perché le due funzioni sono strettissimamente associate. Tuttavia, le persone in buono stato di salute, con un buon sistema immunitario resistono agli attacchi più insidiosi. I bambini e i giovani si salvano, ciò significa che se allunghiamo troppo la vita, almeno all’attuale livello di sviluppo scientifico, significa fare un contratto con il diavolo. Andare contro natura comporta sempre dei rischi.

Per questo penso che l’uomo abbia molta parte nel decidere la sua vita e si debba regolarmente fare un esame di coscienza, non per i cattivi pensieri da riferire al confessore, ma per i cattivi comportamenti da ammettere con sé stesso, perché non li rivela mai al dottore.

Dal nome di COVID 19 ho tratto una lista (che ognuno può interpretare o modificare a sua volontà) delle probabili e possibili 19 cause di danni che, oggi come oggi, l’uomo provoca a sé stesso. Non si tratta solo di danni all’ambiente come Greta Thunberg continua a ripetere, ma di una interazione ambiente, salute, cultura – scienza, ossia l’avviluppo (il dizionario riporta come sinonimo di questo temine, imbroglio) del mondo moderno.

Potremmo stilare un elenco dei cattivi comportamenti, singoli o collettivi, che possono accorciare il nostro percorso di vita[1]:

  1. Inquinamento atmosferico
  2. Inquinamento di acque dolci e degli oceani
  3. eccesso di alimentazione
  4. eccesso di cibi elaborati e conservati
  5. eccesso di medicinali
  6. eccesso di alcool e fumo
  7. eccesso di zuccheri
  8. eccesso di grassi
  9. uso di droghe
  10. mancanza di movimento
  11. mancanza di adeguate ore di sonno
  12. mancanza di relazioni sociali soddisfacenti
  13. mancanza di autocontrollo per la vita facile del dopoguerra
  14. mancanza di solidarietà sociale e cooperazione
  15. passività da mancanza di stimoli, mancanza di fiducia, eccesso di uso televisivo
  16. scarso esercizio mentale e di letture.
  17. incapacità di reagire ai primi stimoli di una malattia, arrivando all’aggravamento
  18. solitudine
  19. depressione

 

Allegato

In questo discorso non posso negare di essere stata influenzata dalla mia esperienza familiare.

Mio padre è morto alla bella età di 91 anni, con polmonite incurabile anche con le terapie intensive di ossigenazione. Aveva fatto una vita abbastanza morigerata, smettendo di fumare in età giovanile, bevendo quel tanto di vino rosso che basta a stimolare l’ossigenazione del sangue, cibandosi sempre in quantità modiche. Mia sorella invece, per carenze psicologiche, ha sempre ecceduto nel cibo e in  sedentarietà, arrivando sino a non muoversi più dalla poltrona. E’ morta in età più giovane, a 77 anni, ma con le stesse modalità, per mancanza di respiro, poiché lo schiacciamento continuo dei polmoni contro uno schienale le aveva ostruito le vie respiratorie. A nulla, se non a prolungarle la vita di nemmeno 24 ore, è servita la terapia intensiva.

La mia conclusione è che la natura è più forte di noi, virus o non virus, dato che la lotta contro le malattie è una lotta infinita e sempre lo sarà, come sempre sono esistiti i virus, e sempre esisteranno.

 

[1] Consiglio ai gentili lettori di provare a modificare la lista a proprio giudizio

 

Adriana Galvani

UNIPOMEDITERRANEA