In televisione assistiamo continuamente a dibattiti politico-sociali sempre più violenti, soprattutto perché sembra che le persone che ragionano siano meno di quelle che parlano per interesse personale.

Queste ultime non vogliono mai accettare le critiche e, soprattutto se sono donne, non vogliono ammettere di sbagliare e dirimano le invettive contro chi gliele rivolge, adducendo di essere attaccate solo per il fatto di essere donne.

Certo noi vogliamo le donne al governo, ma non le donnette; una non è brava per il solo fatto di essere donna, quindi vogliamo persone per bene, uomini o donne che siano.

Quando qualcuno arriva al governo non vede più il mondo reale attorno, tutti addormentati nella bambagia  di previlegi (troppi), gente che frequenta salotti di altri privilegiati, dietro le cortine dei vetri azzurrati di auto di lusso, con le guardie del corpo che li accompagnano anche a fare la spesa.

Certo i rappresentanti del popolo non usano i mezzi pubblici dove avvengono situazioni, che dire orribili è poca cosa.

Chi usa i mezzi pubblici vede fin troppo bene clandestini che, oltre a non pagare il biglietto, offendono i controllori e persino li pestano. I controllori non possono far altro che chiamare la polizia che fa scendere i colpevoli, i quali ovviamente risalgono sul treno o bus seguente.  

Ai colpevoli nessuna colpa è poi addebitata, anzi saranno confermati dai giudici che si guardano bene dal colpirli, mentre condanneranno il controllore che solo abbia sfiorato, anche solo per sbaglio, il non pagante.

Nessun politico è intervenuto a difesa del controllore a cui è stato rotto un polso, mente i politici si mettono in vetrina salendo sulle navi ferme nei porti, adducendo che non si può stare dieci giorni fermi in nave ai porti, quando le navi delle ONG, se proprio vogliono salvare le persone, devono almeno rifornirsi di cibo, acqua e medicine.

Se poi li salvano che se li portino a casa loro, visto che i soldi dati alle ONG servono ai ricchi per scaricare le tasse.

Che scarichino: mentre deve pagare il tutto quel poveretto che le tasse non può scaricarle?

Su uno scranno parlamentare ci si sente il diritto di fare il bello e il brutto tempo, secondo ciò che più può dare visibilità, senza tener conto dei diritti della popolazione.

Non si vede nemmeno, e non si vuole vedere, ciò che succede nelle strade, nei giardini pubblici, nelle piazze stesse, se non quando viene ammazzato qualche pubblico ufficiale.

Non si vuole vedere chi non riesce a sopravvivere, anzi agli aumenti dei benefit corrispondono aumenti di pochi centesimi alle pensioni. Si parla di equità sociale, ma viviamo come nel Medioevo, dove i diritti erano di nascita, ora sono di posizione e sono peggiori, mentre diviene minore la dignità dei governanti.

E’ esemplare l’ultima direttiva del re di Svezia che ha tolto ai figli, senza diritto al trono, i privilegi di casta perché costano troppo alla nazione.

L’esatto opposto del nostro paese in cui una sola regione autonoma costa ai cittadini dell’intera amministrazione nazionale tre volte di più del governo dell’intera Spagna e il mantenimento di un solo palazzo governativo a Roma costa più di Buckingham Palace.

Nella nostra penisola i diritti di casta non sono ereditati, ma acquisiti, e acquisiti per sempre, e con i cambi continui di governi, la lista dei mantenuti diviene sempre maggiore.

Ad un meeting della OCSE (organizzazione (governativa) per  la cooperazione  e  lo sviluppo economico) a Parigi, ha parlato la moglie del Presidente dell’Afghanistan per denunciare il comportamento delle ONG (organizzazioni non governative), confermata poi anche da una relazione della regina del Burkina Faso:  le organizzazioni private si occupano di trovare soldi per i paesi poveri, ma vogliono essere pagate in anticipo da quegli stessi paesi che chiedono aiuti e, allorché arrivano i fondi internazionali, ne trattengono il 70%.

I poveri Africani si lamentano poi che i rappresentanti di tali lobby spendono i soldi in alberghi di lusso, quando il loro lavoro si limita ad inzuppare o impolverare i pedoni, allorché viaggiano a tutta velocità su fuoristrada di grossa cilindrata.

Nessuno fa niente per niente; diceva Freud che l’altruismo non è insito nell’essere umano, innato è solo l’egoismo, ciò che può venir scambiato per altruismo non è che vantaggio personale, anche se non è sempre palesemente economico.

Adriana Galvani - Unipomediterranea -