“Né più mai toccherò le sacre sponde

ove il mio corpo fanciulletto giacque,”

Tutta la desolazione del Foscolo in questi primi due versi della poesia “A Zacinto” .

Uomo libero prima ancora che poeta Foscolo viene condannato all’esilio per aver sposato la causa napoleonica.

Esiliato dagli austriaci e condannato a finire i suoi giorni lontano dalla Patria soffre per questo suo allontanamento. Sicuramente è doloroso un esilio forzato, ma sceglierlo volontariamente pur di non rinnegare i propri ideali e venir contro ai propri principi è sicuramente un atto di grande coraggio.

Abbandonare così le cose più care ,quei luoghi che magari ti hanno visto nascere,crescere, allontanarsi da quegli amici che hanno condiviso con te tanti momenti importanti della tua crescita, è sicuramente un dramma.

Ma una tragedia ancora più grande è l’essere allontanati , l’essere messi in condizione di dover andare via dalle proprie case, essere per forza di cose un emigrante , un esule apolitico e apartitico , essere un esule per bisogno.

La storia ci insegna che in epoche non tanto remote ed in società più o meno industrializzate, migliaia di persone hanno dovuto cercare la sopravvivenza altrove.

Ma oggi , ancora oggi assistiamo a flussi migratori enormi che portano sulle nostre terre migliaia di disperati spinti dalla illusione di trovare una vita migliore.

Profughi, clandestini, emigranti tante parole per differenziare gli uni dagli altri senza rendersi conto che tutti hanno in comune lo stesso tragico destino che li rende immancabilmente eguali.

Esistono,purtroppo, due mondi : quello ricco e quello povero e fin quando ci sarà ciò nulla potrà fermare la marea di affamati in cerca di sopravvivenza.

“a noi prescrisse / il fato illacrimata sepoltura”  questa è la tragica affermazione con cui il Foscolo chiude la poesia : per quanti quest’affermazione è ancora valida?

Gerardo Della Pietra