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Categoria: Editoriale
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Un bambino albanese che spera in un futuro migliore

Continuando il discorso sullo sfruttamento dei bambini, apparso su questa rivista, riportiamo le esperienze vissute durante anni in Albania.

 La popolazione è stata sfruttata a non finire, punita per qualsiasi movimento di indipendenza e decisione personale.

I soprusi del dittatore, sono continuati dopo la fine del regime, dai suoi accoliti più stretti. Recentemente l’indirizzo politico è cambiato, ma sacche di povertà rimangono ovunque, aggravate oggi dal ritorno di molti migranti dall’ Europa da cui la crisi li sta scacciando.

I giovani cercano di studiare per farsi un futuro, ma gli istituti, per fare cassa, facilitano eccessivamente gli studenti che ottengono una preparazione insufficiente per un futuro di prestigio.

La foto costituisce un emblema di ciò che la gente è stata per il dittatore che ha tenuto in mano le redini dell’Albania per 40 anni: spazzatura, zavorra, senza alcuna voce e alcun diritto, materiale da gestire a proprio piacere, gente che aveva avuto solo la sfortuna di nascere.

Per un bambino un bidone è un luogo di lusso, poiché ve ne sono molto pochi e sa che anche se non si trova niente, si è avuto il gusto di aver raggiunto qualcosa di fuori dal comune.

La spazzatura è raccolta a mano, in genere da donne anziane, senza guanti, che forse vi abbinano la speranza di trovare qualcosa di utile, in un paese in cui manca anche il necessario.

In città la spazzatura è abbastanza controllata, spesso è “nascosta” lungo strade secondarie, per venire, allorché la quantità è eccessiva, bruciata.

I luoghi in cui è maggiormente visibile sono le spiagge o le pinete a ridosso delle spiagge. I bambini giocano a pallone, correndo grossi rischi per i vetri e i ferri arrugginiti, le pietre. I luoghi sono resi malsani da mucche e suini che vagano senza controllo, in cerca di rifiuti che possano compensare una dieta insufficiente.

Non bastasse, le poche auto si spingono sino alle spiagge, imponendo la loro superiorità.

Per tutto questo si rimane stupiti quando si vede che si ergono edifici nuovissimi e pure belli, sebbene costruiti nell’ottica del guadagno veloce per un’immagine di “status”, richiamando i materiali dei grattacieli dell’Ovest, che si impongono  con prepotenza sugli affacci marini, ad imitazione di una novella Rimini o di una ultima Torremolinos.

E’ ciò che è avvenuto su tutte le spiagge del mondo, quando un paese decideva di entrare nel mercato turistico, che all’inizio è sempre internazionale, imitava ciò che un'altra destinazione aveva fatto prima, con un processo quindi “tardivo” nel senso che, quando il nuovo entrato inizia a costruire, il modello è ovviamente già sperimentato, quindi nel nostro mondo globale, già sostituibile. E’ difficile che una nuova stazione proceda verso esperienze futuristiche, soprattutto perché questo tipo di sviluppo avviene in paesi poveri e con investimenti a breve termine.

Una rottura di tale percorso imitativo si intravede quando intervengono forti capitali, come nel caso degli investimenti arabi sulla costa del nord Africa che hanno lanciato la Tunisia e il Marocco, o infine, caso particolare, gli investimenti degli Emirati Arabi. In casi similari, ogni nuovo entrato supera la concorrenza con una offerta strabiliante e da favola che ha il vantaggio immediato di attirare clientela internazionale di lusso. Ognuna di esse sembra insuperabile e invece viene superata secondo un futurismo incalzante.

E’ tuttavia sempre e solo questione di capitali.

Il risultato estetico è comunque sempre lo stesso: la spiaggia viene fagocitata, i grattacieli sovrastano le costruzioni precedenti, togliendo respiro e luce, secondo un processo di gradualità invertitain altezza ….. ma…. i poveri rimangono sempre poveri, quando non più poveri.

La preoccupazione ambientale è l’ultimo interesse di un governo che vuole seguire la modernità per entrare nell’Unione, ma fatica tanto che non riesce a premiare quei “buoni” che sono rimasti per amore del loro paese e per salvaguardare la dignità dei suoi abitanti.

Ancora ora sono tante le testimonianze della durezza della vita in Albania, ma sono accettate con serenità nel confronto con la passata durezza di uno dei regimi più deleteri e chiusi del mondo.

Sosteniamo la speranza di questo popolo sorridendo con loro verso un futuro migliore.

Una speranza è riposta nel potere innovativo e internazionale del turismo, nella sua potenzialità di apporto economico e apertura politica, ma anche qui la strada è faticosa, perché molti sono i paesi che affrontano questa sfida, che appare facile e allettante all’inizio e troppo ardua in seguito.

Adriana Galvani

Unipomediterranea