In un mondo altamente tecnologico qual è quello di oggi, sembra quasi che istruirsi adoperando gli obsoleti testi cartacei sia una cosa strana e, soprattutto, anacronistica.

Nelle scuole di ogni ordine e grado è tutto informatizzato, per cui anche una banale quanto semplice ricerca va fatta attraverso i motori di ricerca del web.

I ragazzi del terzo millennio non hanno, oggi più di ieri , la voglia e tantomeno la volontà di sfogliare un libro o una enciclopedia.

 

E questo è niente se lo paragoniamo ai programmi di studio scolastici che ormai guardano più ad un nozionismo burocratico che a contenuti culturali degni di questo nome.

Troppe sono le lacune che questi ragazzi accumulano durante il loro percorso scolastico fino ad arrivare a formarsi delle congetture che, più che personali, sono altamente politicizzate.

Basta guardare i dati relativi alle iscrizioni ed all’abbandono prima del tempo nel mondo scolastico, da quello subito dopo la fine dell’obbligo a quello universitario.

Per non parlare, poi, della fuga di quelle poche menti eccelse dal Nostro Paese verso altri Paesi.

Oggi è necessario avere delle specializzazioni specifiche e settoriali, ma non è detto che la “conoscenza” nel più ampio senso della parola debba essere trascurata.

Mancanza di lavoro, ricerca di lavoro immediato e necessità di un compenso mensile portano tantissimi giovani a disertare gli studi più impegnativi per studi che potrebbero dare uno sbocco lavorativo o alla ricerca affannosa di lavori che danno risposte economiche immediate.

Quindi è consequenziale che un insegnante che voglia inculcare non nozioni ma cultura vera venga considerato “fuori dal tempo” con logica trascuratezza della materia insegnata.

Ma questo modo di fare deve considerarsi cambiamento e quindi progresso o piuttosto “omicidio  culturale e quindi suicidio intellettivo”?

È certo che il cambiamento deve esserci, ma cambiamento non deve e non può essere considerato negazione del passato: tutto cambia ma nel cambiamento non deve esistere la rinunzia alla cultura perché essa è alla base di ogni democrazia che sia considerata tale e, quindi, della libertà personale e collettiva.

GaetanoDP