Le violenze continue a cui sono sottoposte le donne soprattutto, in questi ultimi tempi, sono delle barbarie inconcepibili a cui bisognerebbe porre un freno.

Ma il primo passo lo dovrebbero fare proprio le donne vittime della violenza, soprattutto di quella che si consuma quotidianamente tra le mura domestiche.

 

Forse l’assuefazione al giogo, la paura di ritorsioni o la vergogna il più delle volte impediscono a chi subisce violenza di ribellarsi continuando, così,  a subire fino ad arrivare all’annullamento della propria persona e vivere una vita da schiave aspettando la morte come unica forza liberatrice di quel martirio.

Eppure la cronaca di qualche anno fa ci ha insegnato che è possibile ribellarsi anche in un mondo dove i diritti più elementari delle donne vengono soffocati.   

Parlo di una bambina di appena 8 anni con la forza, però, di una donna più che matura!

Nello Yemen, malgrado la legge fissi l'età minima del matrimonio a 15 anni per maschi e femmine, pur non punendo chi la violi,una bambina di soli 8 anni  ha fatto causa, dopo due mesi di matrimonio, per divorziare dal marito,più grande di lei di ben 22 anni, accusandolo di «violenze fisiche e sessuali».

Nojoud Muhammed Nasser, questo il nome della bambina di soli 8 anni, ha trovato la forza per ribellarsi  alle violenze del marito e della sua famiglia!

Questo accadeva circa otto anni fa, da allora  non sappiamo come si siano evolute le cose, ma  il semplice fatto di aver trovato il coraggio di pretendere i suoi diritti, fa di questa donna bambina un’eroina da cui prendere esempio.

Ribellarsi denunziando è il primo passo verso la libertà perché subire in silenzio equivale a rendersi schiavi!

“Basta”, ci vuole poca voce per dire basta!

Piano piano, a piccoli passi si potrebbe andare lontano e iniziare ad assaporare la libertà.

Bisogna solo avere il coraggio d’iniziare!

Viola