Tratto da un articolo del 01.11.2016.

Finalmente qualcuno ha il coraggio di ammetterlo ufficialmente: si è creata e si sta ingigantendo la più grave tratta degli schiavi della storia.

Molti scienziati, sia italiani che stranieri lo vanno denunciando da tempo, ma ora sono le Nazioni Unite che lo pubblicano ufficialmente, riassumendo le risultanze dello Human Development Report 2015: dal titolo: “Work for Human Development”.

L’ufficio del lavoro dell’ONU (ILO) ha verificato che esistono più schiavi oggi di quanti siano mai esistiti nella storia di tutti i tempi.

Il traffico umano produce nel mondo un giro di denaro che genera più di 150 miliardi  l’anno, mentre il totale delle donazioni a fini umanitari raggiunge solo 350 milioni, che corrisponde all’1% delle attività criminali globali.

Rimane agli organismi internazionali solo l’incertezza di vedere se la migrazione sia volontaria o forzata, come la difficoltà di avere dati precisi sulle forme legali o illegali di migrazione, sfruttamento o lavoro. Soprattutto nelle attività illegali le vittime non hanno il coraggio di denunciare gli abusi per paura di essere rimandati ai paesi d’origine.

Questa è una questione di portata mondiale, ma nel Mediterraneo è forse più pronunciata che in altre parti del mondo, anche perché si è grosso modo accertato che i migranti legali sono meno del 40%.

Inoltre rimane il martellamento di continui arrivi e di traghettatori o trafficanti che se ne vanno avanti e indietro indisturbati, e l’incudine di chi è illegale, ma rimane ugualmente, e di chi, pur rispedito, non se ne va, o se ne andrebbe se accompagnato forzatamente, il che, però, verrebbe a costare troppo agli Stati.

Fabrice Leggeri, a capo delle frontiere europee e delle guardie costiere ha ammesso in riunione a Bruxelles il 13 ottobre 2016, che l’immigrazione illegale è il maggiore problema dell’Italia.

Ora sembra che i Ministri dell’Interno dell’Europa si debbano accordare con i governanti dei paesi di partenza, soprattutto dei paesi africani, in quanto la immigrazione di massa viene considerata ammissibile da paesi in guerra, in particolare, in questo momento dalla Siria, ma in realtà non conosce confini politici.

Già due anni fa venne lanciato il Kartoum Process, definito "dialogo politico” tra UE e Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan and Tunisia, senza evidente successo.

I paesi africani richiedono grosse cifre in cambio della cooperazione, adducendo che i controlli costano molto, perché occorre pagare i militari lungo le frontiere e i lunghi percorsi dei migranti.

Il Sudan ha rilanciato al rialzo dopo che la UE aveva destinato 100 milioni di euro solo per questo paese, col pretesto che doveva aumentare i punti di controllo.

Date le esperienze passate, si prevede tuttavia che non si potrà forse mai arrivare ad accordi, perché quando si concede qualcosa, viene richiesto sempre qualcos’altro in più da chi non ha niente da perdere e solo da guadagnare, commercializzando esseri umani.

Infatti i paesi europei davanti a certe richieste oppongono il fatto che l’Africa gode di molti aiuti internazionali, ma la popolazione è troppo numerosa e cresce ad un ritmo non sostenibile.

Gli esseri umani sono la  merce più diffusa e a buon mercato nell’affollato continente. Anche i bambini non costano niente, così fare figli è il passatempo gratuito, anche se poi mantenerli è una questione che non riguarda i poveri.

 Adriana Galvani -Mediterranea libera università popolare-