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Categoria: Economia & Finanza
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Dalla distruzione di una società alla ricostruzione post Covid-19 attraverso la scuola.

Il focus mediatico, oggi come oggi, è imperniato sul dibattito se si debbano aprire le scuole o si possa sviluppare la didattica in presenza. Si è visto che la didattica online ha presentato molte falle, perché impostata troppo velocemente, a troppo larga scala, ad un numero di milioni di educandi nel mondo, molti dei quali non riescono a fruirne.

 

Il proposito economico-politico è che ci dovrebbe essere una accelerazione del processo di informatizzazione della società, ma i risultati non danno ragione alle ottimistiche previsioni dei politici che tentano di risolvere con un colpo di bacchetta un problema complesso come l‘educazione a distanza.

L’educazione deve coinvolgere la persona nell’interezza delle sue facoltà e delle sue espressioni; dovrebbe avere un valore di formazione dell’individuo, di preparazione alla società e non può essere una clausura. Anche gli educandi dei colleghi vivono, a loro modo, in società, una società ristretta, ma sempre di confronto. Pure gli educandi delle nobili famiglie del passato che avevano il maestro a domicilio, interagivano con lui sotto molteplici forme, lo subivano come insegnante, ma lo rispettavano come genitore putativo, lo ammiravano come consigliere. Oggi, invece, molti lamentano che certi giovani vivono chiusi per troppe ore nelle loro camere con le cuffie per sentire la musica, con gli occhi puntati perennemente sui video- sia quello del televisore, del PC o del telefonino. Sono ragazzi che hanno perso lo stimolo alla compagnia, perso la gioia di fare sport, di correre nei parchi, di andare in bicicletta, sui pattini; si ritrovano senza una meta, senza contare che ciò pesa in termini di salute mentale e fisica, che costa a loro, alle famiglie, all’intera economia che perde una generazione di persone lasciate a sé stesse, con perdita di entusiasmo e di capacità adeguate alla preparazione di una carriera.

La scuola non è un gioco, ma ora l’abbiamo trasformata in una farsa, in cui non si riconoscono  nemmeno gli adulti , perché la demonizzazione della malattia fa sembrare il nostro vicino un nemico pericoloso; non esistono più gli eroi, perché  anche gli eroi sono sconfitti, non esiste la lotta per il miglioramento della vita e della società, esiste solo il peggioramento, la punizione di chi lavora, di chi si impegna, perché più lavori e più sei pericoloso. L’onesto è diventato il satana e il vecchio non è più saggio, è solo un essere predestinato alla dannazione.

Che senso ha punire i giovani che hanno un sicuro sistema immunitario in cui soccombono i troppo deboli per resistere? Perché non difendiamo i giovani da tutto questo ludibrio? Perché non li rafforziamo con la speranza, invece di piegarli con la paura? E’ un’altra strage degli innocenti, ma molto più dannosa, perché avviene in un mondo fortemente connesso, globalmente coinvolto, in economie avanzate, dove tutto deve essere oliato in contemporanea, dove tutto ha origine dal tutto e si ripiega nel cosmo. A nulla valgono le statistiche che dicono che la ventilata pandemia si abbatte col suo flagello solo sulle persone molto anziane che non hanno trovato la via per vivere sani quegli anni aggiuntivi che la medicina ha offerto loro; sono deboli perché la vita viene allungata artificialmente; ogni quattro anni la vita media si allunga di un anno, così l’aspettativa di vita di una persona avanza tanto velocemente che non si riescono a sfoderare le unghie per graffiare e carpire i malanni che sono magari stati generati da un’infanzia povera, come quella dei senior di oggi che sono stati bambini durante la seconda guerra mondiale. Si allunga la vita senza che si sia stati predisposti a ciò. I medici dicono che i primi tre anni di vita sono decisivi per le persone, ma i vecchi di oggi sono quelli che hanno patito la seconda guerra mondiale, con cibo insufficiente; quelli che si sono trovati a metà del loro percorso di vita ad ingrassare per le aumentate e inaspettate migliorie di vita del dopoguerra. Si può ritenere che il numero delle persone sovrappeso sia frequente in quelle generazioni che hanno sofferto la fame e si sono ritrovati davanti ad un desco completo, troppo in fretta, solo che il peso è, in periodo di pandemia, una discriminante a sfavore. E’ solo un’ipotesi, speriamo che non sia così, ma proprio in questi anni, tra la guerra con le armi e quella biologica molti uomini giovani e forti si sono visti abbandonati dal loro sistema cardiocircolatorio, sovente per un’alimentazione sbagliata o eccessiva, per troppe calorie e grassi non bruciati da una vita che diventa sempre più sedentaria.

Non è una lotta sola che l’uomo deve combattere contro le malattie, è una catena interminabile di battaglie perse o vinte, a prezzo di molte perdite. Combattiamo oggi una nuova malattia, ma le stesse Nazioni Unite ci dicono che ne sta arrivando una peggiore.

Ci troviamo a lottare contro un piccolissimo virus con le armi che servirebbero contro un gigante, spariamo ai moscerini con i cannoni. In realtà ci stiamo distruggendo con le nostre mani.

Reagiamo con la mentalità del vile che non esce quando piove, invece di comprarsi un ombrello.

Stare chiusi in casa, guardare in cagnesco qualsiasi essere vivente, significa cancellare millenni di civiltà. Non dobbiamo insegnare ai piccoli e ai giovani ad odiare gli esseri umani, a perdere il rispetto per la saggezza dei capelli bianchi. Si ritorni a vivere tutti insieme, perché le malattie ci sono sempre state e sempre ci saranno e non è un velo davanti al viso che ci salva dai pericoli.

L’essenza del progresso è la collaborazione, la socializzazione, ma soprattutto il movimento.

E’ anche il movimento che stimola il cervello, l’interazione tra gli uomini origina il linguaggio che è il più alto simbolo dell’evoluzione. Forse è il movimento stesso che ha sviluppato l’adattabilità dell’uomo all’ambiente, e ciò è avvenuto in maniera così peculiare da non essere eguagliato da nessun altro essere vivente. E’ questo che ha portato il primo uomo dalla culla dell’umanità in Africa ad arrivare alle più lontana terre fino all’Australasia.

 

Scuola in presenza e scuola on-line

Già dal 2019 l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico - OECD in inglese), [1] stava rivedendo le nuove opportunità di insegnamento ed aveva individuato un processo che, a nostro avviso, era avviato da parecchio tempo, ossia il percorso che, dall’insegnamento centrato sul docente, va a quello focalizzato sull’allievo e sull’ambiente. È un passaggio obbligato, dati i tempi moderni della socializzazione, della comunicazione multimediale, della propensione agli spostamenti, dell’economia che favorisce migliori stili ed ambienti di vita.

OCSE non disistima il potenziale digitale per offrire alternative educative che possono essere molto duttili, tuttavia valuta che l’emergenza scolastica, innescata da Covid-19, sia arrivata in un momento in cui molti sistemi educativi non erano preparati (Ikeda, 2020). 

Ora, non tanto l’insegnamento a distanza, ma la chiusura delle scuole è sul piano centrale dei dibattiti.

Secondo OCSE, questa chiusura ci richiederà dieci anni di impegno per colmare i gaps che si sono creati, anzi ci costerà una generazione persa. Questa occasione tragica può essere un’opportunità non tanto per incrementare esercizi on line già esistenti, o smart-working, ma per colmare le differenze a livello mondiale nell’utilizzo dei servizi digitali, per eliminare con la tecnologia l’analfabetismo dei paesi in via di sviluppo e l’analfabetismo digitale in quelli sviluppati, che nessuna politica è riuscita a cancellare.

Il ruolo di un’educazione multiforme, non solo multi-mediatica è sostenuto dal centro SDI (Scienza, Tecnologia, Innovazione) per l’educazione dell’OCSE. SDI prende in esame le variabili del sistema educativo che ha molte facce.

La società, come la tecnologia, è in continua mutazione e l’insegnamento si deve adeguare ad essa.

L’educazione e la formazione non sono mai state solamente scolastiche, si pensi al ruolo encomiabile dello sport, della musica, degli hobby per gli iscritti alla scuola, ma fornito in modalità extrascolastica.

La formazione, infatti, si è sempre svolta su 3 canali:

istruzione formale (quella della scuola)

Istruzione para formale (ad esempio circoli culturali o sportivi)

Educazione informale (quella che si riceve costantemente da genitori, amici, ossia con tutte le persone e i fatti della vita con cui si interagisce, anche inconsciamente, a livello quotidiano.

 

Educazione e cognizione

Il focus educativo verte oggi essenzialmente sulle abilità interpersonali non cognitive piuttosto che quelle cognitive. Per preparare gli studenti ad un attivo coinvolgimento nella società, la scuola li deve preparare a comunicare in modo efficace, a collaborare, a pensare criticamente e creativamente, piuttosto che ad assorbire scienza infusa (OECD 2016). Questo perché (anche se suona come una frase già fatta) la scuola non deve preparare per la scuola, ma per la vita.

Atkin (OECD, 2011) afferma che l’abilità di collaborazione non si impara con trattati sull’argomento della collaborazione, ma con l’esperienza concreta della partecipazione stessa, anche se nessuno ha mai negato il valore del lavoro autonomo, della ricerca personale.

Un apprendimento, per essere efficace, necessita di differenti approcci e soluzioni pedagogiche. In sostanza, non è un “assolo” musicale, ma un lavoro d’orchestra che produce un suono attraverso interazione, negoziazione, cooperazione, alimentate da emozione ed entusiasmo. Quindi necessita di un ambiente partecipativo, costruttivo. Come è importante per un’orchestra il teatro in cui essa suona - suonare alla Scala o in una cantina in cui si fanno le prove, non è certamente la stessa cosa - così è importante il sito, l’edificio stesso dell’apprendere, tanto che Malaguzzi (Jarvis et al., 2017) lo chiama il terzo insegnante. Su ciò, ha basato OCSE un trattato in cui il centro dell’insegnamento viene considerato l’ambiente.

Dumont et al. (2010) identificano sette principi chiave che rafforzano un sicuro apprendimento: centralità sul discente, motivazione alla collaborazione, spinta alla socialità, individualizzazione, previsione delle finalità, supportate da feedback e da collegamenti.

L’insegnante deve guidare, piuttosto che istruire e l’allievo deve imparare, capire, riflettere, impegnarsi.

Tutto ciò che abbiamo imparato ci è stato insegnato piano, piano, con fatica, con ripetizioni, persino con insistenza. Lo abbiamo ripassato, memorizzato, così il nostro cervello si è allenato, si è mantenuto attivo con lo sforzo. Quello che invece ci viene propinato bell‘e pronto, viene assorbito meccanicamente, per non dire inconsciamente, e viene accumulato nel magazzino del cervello, ma in luogo così ignoto che ci è difficile ritrovarlo, quindi viene perso, come abbiamo del resto perso tempo nell’ascoltarlo senza elaborarlo.

È difficile imparare, è faticoso, a volte, anzi spesso, ci viene la tentazione di mandare all’aria tanti sforzi, ma è anche difficile e frustrante insegnare. Si consideri tuttavia che l’insegnamento rappresenta la summa di tutta la storia dell’umanità, non solo della generazione passata, che oggi è dedita all’insegnamento, ma è la cultura che si riproduce in noi, tramite tutto ciò che avviene ed è avvenuto nel mondo. Portiamo con noi le tracce di tutti gli sforzi degli esseri umani per vivere, migliorare, guarire, gioire.

Tutte le informazioni che circolano nell’universo si accumulano in una memoria collettiva di cui portiamo l’impronta - come aveva individuato Carl Gustav Jung - anche se non ne siamo coscienti, tutti gli ioni delle scienze entrano nel nostro cervello, e da lì possono produrre nuove idee e concetti.

L’insegnamento e l’apprendimento sono gli unici atti che consentono una ripresa di questo materiale che circola tra tutti i cervelli del pianeta, per arricchire ulteriormente ogni generazione rispetto a quella passata. Il sole, le stelle, l’universo intero sono in continuo movimento, dato dalla disgregazione dell’esistente per ritornare a nuova vita, così è per la nostra mente. L’intervento cosciente dell’uomo diventa quindi decisivo allorché questa rigenerazione avvenga a favore del progresso umano intero, attraverso lo scambio culturale, possibilmente a livello globale.

La compartecipazione educativa è tuttavia una fatica di Sisifo, che a volte sembra inutile e vanificante. Occorre quindi un’educazione che, partendo dalla famiglia, avvii  all’impegno, che insegni a non demordere, a superare il tunnel della frustrazione, per ritrovare alla fine la gioia della meta, il compiacimento, non di essere arrivati, perché non si arriva mai, ma di aver vinto se stessi, che è l’unica vittoria degna di questo nome per un essere umano, l’unica via per migliorare, per trovare quella contentezza di sé che è così difficile, ma che ci porta alla gioia dell’esistenza, attraverso la soddisfazione delle piccole cose e quindi di noi tutti….. che piccoli siamo.

 

Informazione versus conoscenza

La vita moderna offre informazioni in continuazione, ma l’eccesso di notizie nuoce alla riflessione da cui deriva la forza del sapere. È questa una forza che ci permette di sviluppare competenze, di trovare il proprio posto nella società, di migliorare la propria salute, di sviluppare lo spirito critico.

Con Internet le informazioni si trovano dappertutto, in tutto il mondo, in ogni istante; ne siamo invasi in continuazione, ma stanno alla superficie delle cose; gossip, rivelazioni choc, news, scandali che si rivelano poi non solo false news, ma falsi allarmi che, per coprire le loro vergogne, vengono presentate a grandi titoli con immagini choccanti. Cosa provocano: inquinamento mentale! Queste, non permettono di sviluppare nuove competenze o di coltivare lo spirito, di migliorare il proprio benessere, anzi favoriscono l’angoscia e la paura. Odifreddi dice che i mezzi di comunicazione di massa usano false immagini e notizie gonfiate per pubblicizzare sé stesse, non i contenuti.

A paragone delle calorie vuote, ossia dei cibi che non apportano nutrimento utile alla salute dell’organismo, esistono anche le informazioni vuote. Per scoprirlo si pensi se una notizia potrà essere interessante anche dopo una settimana. Occorre verificare le fonti di queste informazioni e la competenza delle persone che parlano.

Occorre fare una prova:

 

Per gli educandi basta insegnare ad usare questi filtri:

 

Seneca parlava di tre setacci per arrivare alla verità e Pasolini aveva fondato una rivista che si chiamava Setaccio. Un uomo dal comportamento controverso, ma di profonda cultura come Pasolini, aveva tracciato le linee di un programma culturale i cui principi erano quelli dello sforzo di autocoscienza, del travaglio interiore, individuale e collettivo e della sofferta sensibilità critica.

Sarà capace la digitalizzazione di portarci alla coscienza riflessiva, all’esame delle cause, alla scoperta delle finalità, alla gestione del bene personale congiunto al bene pubblico?

 

Adriana Galvani

Alessandra Maccioni

 

Bibliografia

Atkin, J. (2011) Transforming spaces for learning, in Designing for Education, OECD Publishing,  Paris.

Dumont, H., D. Istance and F. Benavides, (eds.) (2010) The Nature of Learning: Using research to inspire practice, OECD Publishing, Paris.

Malaguzzi, I. (2010). The Third Teacher: 79 Ways You Can Use Design to Transform Teaching & Learning, OWP/P Cannon Design, Abrams, New York.

Ikeda, M. (2020), "Were schools equipped to teach – and were students ready to learn – remotely?", PISA in Focus, No. 108, OECD Publishing, Paris. https://doi.org/10.1787/4bcd7938-en.

 

[1] Fu fondata nel 1961 da John Kennedy, per favorire l’interazione tra paesi sviluppati e non. Tra i numerosi campi in cui interviene, c’è anche quello dell’educazione, essendo questa uno degli elementi fondamentali dello sviluppo.