Nel novembre di quest’anno è nata la nuova Alitalia ITA, dopo anni di commissariamento e debiti a non finire, anzi a non pagare, mai.

Si è cercato di tamponare i passivi, di trovare nuovi percorsi, ma la gestione è sempre stata fondamentalmente sbagliata, o forse, più che altro, destinata a favorire più il personale  e chi li dirigeva che i viaggiatori.

 

Un vecchio viaggiatore che faceva lunghi viaggi di lavoro, ha cambiato compagnia quando ha notato che si ripetevano i comportamenti scorretti delle hostess, comportamenti che lui imputava al fatto che esse non sarebbero mai state sollevate dal lavoro, essendo state assunte per favoritismi e non per meriti.

Era risaputo che il personale godeva di vantaggi e benefit maggiori di quelli di altre compagnie, perché Alitalia aveva una lunga tradizione di prestigio che si è poi tramutato in rovina, per un continuo concedere  e un lassismo faraonico, senza un corrispettivo di entrate.

Alitalia divenne famosa già dagli anni ’60 per il lusso dei pasti di bordo, come da buona tradizione italiana. Rinomati cuochi in livrea servivano i pasti elaborati, le vivande erano servite in servizi di ceramica e con posate di argento, secondo un protocollo da cerimoniere.

Non solo le successive crisi, ma anche il cambiamento dei tempi e dei costumi con la democratizzazione e l’allargamento della base dei clienti, i pasti sono stati via via ridimensionati fino a divenire una farsa.

Tutte le compagnie hanno seguito lo stesso trend, ma quando la consistenza del pasto arrivava al di sotto del limite del presentabile, si poteva capire che i giorni della sopravvivenza per quella compagnia erano finiti. La fornitura dei pasti sugli aerei implica un processo dispendioso sia ante che post, dato che le scorie vanno smaltite e devono esser puliti i contenitori, poiché solo ultimamente si è allargato l’”usa e getta”, il quale pure è molto costoso. Deve essere predisposto il materiale, il personale, organizzati i fornitori, il numero delle hostess deve essere adeguato, i tempi ben calcolati ecc…

Al punto del massimo risparmio si evince che mantenere, come ha fatto Alitalia fino ad ora, un personale di bordo numeroso, per offrire due biscotti secchi e un bicchiere di acqua naturale non offre nemmeno più l’opportunità di mantenere un’immagine di prestigio, anzi fa accettare di buon grado lo stile spartano delle compagnie low cost che non offrono niente, se non su domanda e a pagamento, ma in contropartita, mantengono prezzi competitivi. Evidentemente anche questo sistema deve essere abbastanza costoso, perché vengono offerti piatti e bevande così scadenti che il cliente si demotiva da sé stesso, così la compagnia non deve predisporre personale apposito.

Il processo di decadimento, come dicevamo, segue sempre le stesse tracce. Dai pasti in piatti e vassoi con scelta di vivande e bibite, si passa al panino nel sacchetto, poi vengono eliminati gli alcolici, le posate, i dolci, si arriva alla sola acqua minerale, al panino e infine alla confezione, sempre più infinitesimale, dei biscotti – e la signorina ti chiede “dolci o salati”? Non fai nemmeno in tempo a rispondere che ti da quello che vuole lei, cioè quello che è avanzato. Diventa una commedia a cui si rifiutano le moderne compagnie. Alitalia si rifiuta invece di dequalificarsi a compagnia low cost, ma il servizio è addirittura di qualità inferiore. Non riesce nemmeno a seguire le buone pratiche a cui aderiscono molte low cost per mantenersi sul mercato. Queste tengono ad un comportamento corretto, elemento che tocca maggiormente i viaggatori, come il rispetto della puntualità che non è mai stata una prerogativa italiana. Le compagnie straniere ci tengono perché non solo è una regola che non costa niente, ma qualifica il vettore e lo fa emergere sul mercato.

All’allargamento dell’uso dell’aereo deve far fronte una maggiore disciplina sia dei viaggiatori che dei gruppi di gestione.

Uno dei punti deboli di Alitalia è stato e, continua ad essere, la discontinuità delle tratte. Tutto punta su Roma, in provenienza e in arrivo. Significa che se devi andare tra due città italiane o europee, devi sempre passare per Roma, a maggior ragione se da una piccola città devi andare all’estero. Le compagnie low cost hanno proprio rimediato a questo inconveniente, annodando una serie numerosa di città secondarie con enorme successo.

Un caso noto rende conto della situazione. Dopo la caduta del regime dittatoriale in Albania e la conseguente grave crisi finanziaria, molti sono stati i profughi verso l’Italia, i quali si sono in seguito insediati nel nostro paese. È stato quindi aperto un tragitto di linea Italia-Albania che ha attirato l’appetito di molte compagnie che si stanno ancor ora succedendo nell’offrire, anche a buon prezzo, questo percorso, sopra un tratto di mare che si estende per circa 200 chilometri. Non si capisce poi, come mai, queste compagnie abbiano seguito tutte la stessa triste fine.

Non poteva mancare Alitalia, la quale ha tuttavia sempre mantenuto il percorso da capitale a capitale, mentre la manodopera straniera che aveva trovato lavoro prevalentemente nel nord Italia si dirigeva verso città minori. L’offerta supplementare è stata offerta via via sia da compagnie dell’Est che da derivate di Alitalia. I voli erano sempre al completo, ma chissà perché, su questa tratta tutte le compagnie sono state destinate al fallimento.

 

Il mio primo viaggio con Alitalia

Il mio primo viaggio aereo di lavoro era semplicemente diretto verso l’Albania. Da insegnante all’Università di Bologna, partivo ovviamente da questa città che ha un buon aeroporto.

La partenza era prevista il mattino presto da Bologna a Roma, dove solo dopo una sosta di nove ore si sarebbe partiti per Tirana. Altrettanto per il ritorno Tirana-Roma, allorché la durata del viaggio consisteva in meno di un’ora.

Ricordo ancora con tristezza questo viaggio, anzi questa sosta, che non finiva mai, in una saletta minore all’aeroporto di Roma, senza nessuna distrazione. Questi giri viziosi continuano tuttora perché Alitalia tiene in collegamento quasi tutte le città italiane, ma con la discontinuità di approvvigionamenti su Roma verso il resto del mondo.

Ciò si ricollega anche all’ultimo viaggio prenotato con Alitalia. Dovevo tornare da Madrid a Bologna ed avevo scelto Alitalia, perché le compagnie spagnole avevano alzato esageratamente i prezzi per quelle giornate che comprendevano una festa nazionale, sconosciuta invece in Italia. Occorre ricordare che non erano pubblicizzate molte offerte, e questa presentava il vantaggio di una partenza ad un’ora accettabile nel pomeriggio.

Bisogna tener presente che la data di partenza non era per me procrastinabile, perché il giorno seguente dovevo subire un intervento chirurgico. La data non era nemmeno anticipabile, in quanto un impegno importante mi aveva trattenuto a Madrid fino all’ultimo. Avevo forzato i colleghi ad alzarsi dal tavolo per arrivare all’aeroporto per le quattro, cosa da far rompere l’amicizia con gli Spagnoli che cominciano a pranzare verso le tre.

…. Di corsa all’aeroporto, ma del volo nessuna notizia. Passa il tempo e, ancora, nessuna notizia, passano le ore, e continua l’attesa, mentre tra futuri (forse) passeggeri ci si guarda l’un l’altro, con malcelata indifferenza, per non fare la figura degli stupidi che non capiscono cosa succede. Poi, pian piano, ci si scambia uno sguardo, una voce, un sussurro e, alla fine, ci si alza in piedi tutti arrabbiati e...   allora compare un annuncio, l’aereo sta arrivando, ma da un altro gate, diverso da quello previsto; allora si raccolgono i bagagli a mano e ci si dirige dove è stato annunciato. Quando si arriva, non c’è nessun annuncio, nessuna luce accesa, ci si guarda istintivamente indietro e, per caso, si vede che l’aereo caricherà sul gate da cui ci avevano fatto allontanare.

Finalmente si parte, non si guarda più nemmeno che ora sia. Si arriva a Roma alle ore 21 e oltre, quindi, corsa sfrenata per cogliere la coincidenza prevista, chiamando, mentre si corre, qualche addetto che ci dica a che uscita è il volo per Bologna. Naturalmente nessuno sa niente e allora si continua a sbirciare, mentre si continua a correre. Arrivo ultima sull’autobus per l’aereo, ma anche questo non parte, mentre tutti i viaggiatori stanno stipati nel bus. Tutto il male non viene per nuocere, perché lo stare così fitti ci faceva sentire meno il freddo di dicembre che entrava attraverso le portiere aperte. C’erano viaggiatori che provenivano da varie parti, anche dalle isole, diretti a Bologna, che non riuscivano a farsi una ragione del perché fossimo bloccati, perché, chiaramente, nessun annuncio veniva fatto. A parte il fatto che, come similitudine, anche gli annunci che vengono fatti in ferrovia lasciano il tempo che trovano, perché spostano la partenza di minuto in minuto fino ad arrivare ad ore. Alle 23 circa, la partenza viene annunciata e, finalmente, anche la ragione del ritardo: non era stata predisposta in tempo reale la pulizia del vettore su cui dovevamo salire. E non era nemmeno domenica e nemmeno giorno di festa e nemmeno di sciopero, e il volo era di linea, ossia uguale tutti i giorni. Risultato: arrivo a Bologna a mezzanotte meno cinque minuti, appena in tempo per prendere l’ultimo bus che porta in città. Per fortuna questo non viaggia con le porte aperte. Però le conseguenze negative vengono sempre a grappolo. Il giorno dopo l’arrivo, giungo in tempo per il mio intervento chirurgico, ma non si può fare, avevo la febbre e un’infezione dovuti evidentemente al freddo patito sulla navetta. Eravamo agli inizi di dicembre, ma con le festività di mezzo l’intervento fu spostato a gennaio, facendomi perdere un mese.

Un altro viaggio fu senza ritardi, ma non per questo felice, anzi piuttosto triste, perché eravamo meno passeggeri che personale. Su un aereo molto capiente per il Marocco ci era stato chiesto di porci a distanza regolare l’uno dall’altro per equilibrare il contenuto del velivolo.

La mia storia con Alitalia finisce qui, ma è terminata definitivamente quando mi hanno detto che i punti raccolti con i viaggi attraverso il concorso Mille Miglia non erano più validi. Ad essere precisi, non l’avevano detto così schiettamente, ma da una serie di mancate risposte o mugugni sussurrati senza capire niente, ho visto che era così.

Solo che l’hanno annunciato solo ora, con la nuova ristrutturazione di Alitalia, hanno ammesso che rivaluteranno il concorso a punti.

Adriana Galvani

Unipomediterranea