Il giorno 9/4/2020 la sezione dell’ONU, DESA (Department of Economic and Social Affairs) ha lanciato un webinar centrato sul COVID 19.

Più di 600 persone erano collegate direttamente e centinaia di altre tramite Facebook.

Hanno esposto riflessioni e possibili soluzioni alcuni funzionari ONU, collegati in streaming.

Come introduzione al discorso, si è espresso il desiderio che tutte le comunità lavorino internazionalmente ed in armonia, per dare risposte coordinate globalmente, cominciando però col rafforzare i propri sistemi nazionali.

Occorre però tenere presente la forte diseguaglianza tra i paesi, soprattutto in quelli dal debole sistema scolastico e quindi con maggiori difficoltà ad interagire on line.

Nei paesi poveri si può dire che le difficoltà si raddoppino, sia per le carenze locali, che per la mancanza di rimesse dall’estero.

La forza su cui tutti ci appoggiamo è data dalla simultaneità dell’evento, per cui insieme si deve ora solo provvedere alla ricostruzione, incrementando i consumi e i grandi lavori pubblici.

La creazione di nuovi lavori è prioritaria perché l’ILO (Intern. Labour Office) ha già calcolato una perdita di 25 milioni di posti di lavoro nel mondo.

Occorre quindi implementare un circolo virtuoso di consumi ed impieghi nel settore sanitario, perché la perdita di posti di lavoro appesantisce indirettamente il peso diretto della epidemia, aumentando la povertà, aggravando la disuguaglianza, diminuendo la fiducia nelle istituzioni e minando la coesione sociale.

Il mondo finanziario è in fibrillazione, ma non tocca solo i grandi operatori, bensì tutta la popolazione, sovvertendo il valore delle monete e aprendo varchi ai debiti.

Le soluzioni sono difficili da trovare perché, da una ragione di crisi, si può incorrere in sconosciute mille cause per altri disagi susseguenti, ad esempio il COVID 19 può portare ad una recessione maggiore del malessere attuale.

Per evitare ulteriori crolli si deve rafforzare il sistema di protezione sociale ed economico, eliminando i sussidi al petrolio, per esempio facendone diminuire le tasse e incrementando l’energia verde. Si dovrebbe rafforzare il sistema di trasporto pubblico, perché tutte le grandi città sono troppo affollate.

In definitiva si devono aiutare i giovani, i quali avranno sempre meno benefici in futuro, in particolare i giovani dei paesi sottodotati che necessitano di maggiori mezzi per l’educazione digitale.

Non vengano dimenticate le donne che sono attualmente le più colpite, perché lavorano in maggioranza - con una proporzione che si può calcolare sul 70%  - nel settore dei servizi che è il più penalizzato dalla congiuntura attuale. In tutti questi casi è la politica che deve attuare i programmi di rilievo, cominciando ovviamente dalla salute, per proteggere non solo il lavoro, ma le persone.

Avvio quindi alle spese di tipo sociale, stimolate da piani fiscali adeguati.

L’ONU vede alla fine del tunnel la luce di una migliore colalborazione mondiale, tra le cui opportunità si vedrà una più efficiente realizzazione dei punti dello sviluppo sostenibile, presentati nel progetto ONU  SDGs 2030 (Sustainable Development Goals).

 Adriana Galvani