Solo 19 città nel mondo sono riconosciute dall’Unesco quali città della musica, all’interno del progetto delle “città creative”. In Italia ce n’è solo una, Bologna.

I motivi della nomination del capoluogo emiliano sono tanti, da quelli più moderni ed evidenti alla massa, a quelli noti agli specialisti.

Cominciando la narrazione dalla fine, ci avvediamo che il Festival di San Remo è stato vinto da un complesso bolognese, come bolognese era l’indimenticabile Lucio Dalla.

L’inizio invece risale a quando Bologna divenne grande per l’abate Martini a cui è dedicato il conservatorio nel quale aveva studiato Mozart. Si conservano ancora gli spartiti di Mozart in cui si dice che egli avesse appositamente compiuto errori per fare sembrare il suo compito più veritiero e non l’opera di un genio fuori dal comune.

L’università di Bologna  è stata la prima ad aprire una facoltà di spettacolo ed arti visive con un dipartimento specializzato in  musica. Ha un ricco museo di strumenti e documenti musicali ed è rinomata sia per il Teatro Comunale, che per l’Accademia Filarmonica. Noto a tutti è il Teatro Antoniano in cui si svolgono manifestazioni canore per i bambini. Tra i numerosi festival si distingue quello del jazz. Risultano anche molte case di registrazione, pure Dalla ne aveva una, tanto che qui hanno preso residenza molti cantautori e agenti di spettacolo che seguono cantanti e musicisti tra i più noti in Italia.

E’ facile quindi vedere molti stranieri che vengono a studiare e, tra questi, numerosi sono i cinesi e i giapponesi che studiano lirica, dato che non solo Bologna, ma tutta la nostra bella Italia è il paese della musica d’opera per eccellenza. Questo tipo di musica richiede molto impegno, deve essere supportato da sacrifici e spese per lunghe lezioni. Per gli stranieri, e ancor più per gli asiatici, si sovrappone l’ostacolo della lingua, dato che l’opera lirica è in prevalenza non solo italiana, ma anche tedesca, se ricordiamo i nomi di Wagner, Schumann, Schubert, Mozart stesso. Beethoven che ha composto prevalentemente musica operistica, ha inserito un canto in lingua germanica nel suo bellissimo “Inno alla Gioia” della Nona.

Nonostante le difficoltà, o forse proprio per questo, giovanissimi ragazzi orientali ottengono risultati eccellenti, a volte migliori degli studenti nazionali, poiché essi sono sottoposti, sin da piccoli, ad una rigida disciplina scolastica. Anche nel comportamento usuale, questi giovani mantengono un inflessibile codice di etica, senza eccessi, schiamazzi, pretese, liti. Divengono un modello di comportamento per tutti noi, tuttavia, allo stesso tempo, diviene più evidente il contrasto con i giovani africani nuovi arrivati, che non solo hanno atteggiamenti irrispettosi, ma violenti ed aggressivi e in più pretendono anche il lusso, senza dare nulla in cambio, anzi quando non ricevono quanto preteso, se lo prendono in ogni modo e con ogni  maniera.

La televisione ha trasmesso una rivolta di giovani africani che in risposta ai contrasti con la popolazione, mostravano un cartello in cui figurava scritto: “Non siamo clandestini, siamo ospiti”.

A noi risulta che gli ospiti vengano solo se invitati, ma anche che, se si comportano male, li rimandiamo a casa loro o almeno fuori di casa nostra.

Adriana Galvani -Mediterranea libera università popolare-