È finita la reclusione forzata di uomini e cose.

La brutta pandemia del COVID 19 ci ha insegnato forse qualcosa, ad apprezzare la famiglia, gli amici, ha rafforzato legami importanti, anche se probabilmente la tensione ne ha fatti fallire altri.

Abbiamo socializzato maggiormente, sia tra conoscenti, ma anche con sconosciuti, che abbiamo trovato in rete.

 

Molti avranno anche seguito dei corsi on line, letto più libri, fatto meditazione, od altro, compensando gli accidenti che avranno mandato a qualcuno che complicava loro la vita.

Ebbene, ora forse torna fuori quel desiderio innato di muoversi, quella forza interiore che ci spinge in ogni cosa, a levarci la mattina, a lavorare, a contattare qualcuno, ad intraprendere qualche nuova attività, ad incuriosirci verso le più  piccole cose, e soprattutto,  a stare insieme, perché l’uomo è un animale sociale.

Possiamo dire soprattutto che l’uomo è un essere mobile, tanto che la sedentarietà lo può uccidere.

L’uomo si è spinto sempre avanti, fin dai tempi più antichi. I primi esseri umani sono apparsi nel continente africano, ma da lì sono usciti più volte, verso l’Europa, ma anche verso Oriente, tanto che ritroviamo simboli della razza primitiva nelle isole del Pacifico.

Questo migrare non è stato senza danni per i nuovi arrivati o per le popolazioni locali che ne subivano gli attacchi più o meno violenti, tanto che gli uni o gli altri finivano per perire. Ne è una chiara dimostrazione, in tempi più recenti, l’invasione delle Americhe da parte di Inglesi e Francesi al nord e di Spagnoli e Portoghesi al sud. Persino i Mongoli sono arrivati in Europa, cacciando popolazioni nordiche che si sono spinte in Sicilia, mentre da sud gli Arabi arrivavano a conquistare la Spagna.

È una continua lotta tra gli uomini per gli spazi che ora sta dimostrando come la terra sia diventata troppo piccola, per la pressione demografica ed economica, allargando, d’altra parte, la globalizzazione delle comunicazioni.

Per fortuna, però riusciamo a mantenere la diversità, la individualità, la peculiarità di ciascuno di noi nell’uguaglianza legale dei diritti e dei doveri, ciò che rende più interessante la comunicazione tra gli uomini.

Molte popolazioni ritengono ancor oggi che il nomadismo presenti dei vantaggi per sfruttare situazioni legate tempi e luoghi diversi, ma spesso diventa una fuga, da ciò che si rifugge e verso ciò che si cerca, ma se il nomade è sicuro su ciò da cui fugge, non è altrettanto sicuro su ciò che troverà.

Coloro che sono costretti a stare fermi cercano vie di fuga temporanee nei viaggi e nelle vacanze, cercano anche loro di fuggire, da una parte, e di trovare l’ideale dall’altra, ideale che non esiste tuttavia, ma tutti sono alla ricerca di qualcosa per migliorare, anche se temporaneamente, la loro vita.

Diceva Leopardi che la natura è matrigna, una megera, diremmo noi, che attira l’uomo facendogli balenare bellezze che svaniranno al solo toccarle o sembreranno peggiori dei luoghi già vissuti.

Adriana Galvani - UNIPOMEDITERRANEA