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Categoria: Ambiente
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Agenda 2030 è il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, implementato per il periodo 2015-2030.

Ha preso avvio dalla fine del precedente programma - sempre di quindici anni - chiamato Millennium Development Goals.

Sembra che un tal intervallo temporale sia abbastanza lungo per realizzare progetti di sviluppo, che richiedono molto tempo, e abbastanza corto per avere tempo di effettuare verifiche sulla loro validità.

Una metodologia trasversale dei 17 obiettivi[i] di sviluppo di Agenda 2030 è la prassi di “No One Left Behind” (Che nessuno resti indietro).

Con questa formula si intende l’ideale dello sviluppo, affinché vengano cancellate per sempre quelle gravi disparità che esistono tra Paesi Sviluppati e Paesi in Via di Sviluppo, anche se differenze e ineguaglianze esisteranno sempre, dato che l’equità intergenerazionale e intragenerazionale è una meta irraggiungibile per l’umanità.  Infatti la meta dell’uguaglianza perdura come ipotesi idealistica e irrealizzabile, per la stessa egocentricità dell’essere umano, come aveva confermato Freud. L’ideale di parità è sempre stato perseguito, ma, nella sua aleatorietà, è ritenuto irraggiungibile, come aveva scritto Thomas Moore nella sua fondamentale opera, chiamata “Utopia”. Anche il Socialismo Idealistico del primo Ottocento era basato su premesse utopistiche che avevano esaltato gli animi fino al sacrificio personale, ma avevano scatenato la reazione intimidatoria dei governi. Anche le dittature basate su concetti utopici sono arrivate a stadi di esaltazione fanatica che hanno scatenato guerre e tragedie.

Il fanatismo è pericoloso in tutti i casi e spesso deriva da eccessi di squilibri, siano essi fisici, economici, sociali, mentali, religiosi.

In sostanza abbiamo un dovere umano assoluto, se prima dobbiamo pensare a noi stessi, ancor prima dobbiamo pensare ai bambini. L’Africa ha, ed ha sempre avuto, un tasso di natalità troppo elevato per le capacità di sopravvivenza di una massa senza cibo e formazione. Allorché sono intervenute le organizzazioni internazionali per assicurare la vita a chi, a fatica, raggiungeva i 5 anni di età, si è allungata la vita, ma, al contempo, si è aggravata la fame. Non sono aumentate le risorse, per mancanza di interventi strutturali, finché la pressione demografica ha portato allo scoppio delle società.

Ora quei piccoli sono diventati adulti, hanno ancora fame e, in più, non hanno lavoro e sicurezza di un futuro. Ora, quei bambini cresciuti, invece di pensare ai loro eredi, invece di correggere gli errori che hanno subito, li perpetrano e abbandonano gli innocenti al loro destino, li lasciano alla fame, che non è finita, è aumentata, perché aumenta il loro numero, allorché le risorse non sono adeguatamente conosciute e sfruttate.

L’assistenzialismo ha fatto i suoi danni e continua a farli. La nostra pietà va verso chi può provvedere da solo e non lo fa, chi può e deve provvedere ai minori, ai deboli, ai derelitti…. e non lo fa.

Non sappiamo che cosa spetterà a quei piccoli dei paesi in via di sviluppo, i padri li abbandonano e i paesi ricchi aiutano i padri che li abbandonano, anzi li spingono ad abbandonarli.

Per di più a questi padri fuggitivi si mostra lo schermo fasullo del paese dei balocchi, ma non si offre né casa né lavoro, diseredando così padri e figli.

I piccoli necessitano di educazione, di scuole, maestri, ma nessuno li può offrire, perché costano e il denaro se ne va tutto in solidarietà provvisoria, ingannatrice e inefficiente, quando non ai corrotti e ai corruttori.

Il futuro è indubbiamente legato alla formazione e all’educazione dell’individuo. In questa prospettiva diviene importante che i genitori si facciano anche educatori o creatori di personalità. In quest’ottica cambia anche il concetto di famiglia, che non deve più essere solo un coacervo di bocche da sfamare, ma un insieme creativo di cervelli da sviluppare.

Ovviamente non è più importante fare tanti figli, ma pochi e buoni, come dice la saggezza popolare. Non siamo conigli, dobbiamo, anche se non lo siamo per natura, essere persone consapevoli di ciò che facciamo e coscienti delle responsabilità. Non possiamo figliare a dismisura, solo perché abbiamo gli organi deputati a ciò. Dobbiamo assicurare il futuro, nella misura migliore che ci è possibile, a chi mettiamo al mondo, non un futuro qualsiasi o un futuro incerto.

Ci manca una responsabilità genitoriale. Ci manca il senso della società, della misura del peso delle nostre azioni e la valutazione delle conseguenze in prospettive di lungo termine.

 Adriana Galvani -Mediterranea libera università popolare-

 

 

[i] Vedi precedente articolo di Sviluppo Sostenibile su queste stesse pagine.</p>"