La scoperta è avvenuta per caso, merito di una biologa Italiana, Federica Bertocchini, con l’hobby per la policoltura e l’abitudine, in inverno, di tenere gli alveari vuoti in casa.

Nel tirarli fuori per la primavera, l’anno scorso si è accorta che erano pieni di bachi; li ha ripuliti raccogliendoli in una borsa di plastica.  Qualche ora dopo, la borsa era piena di buchi e le larve libere.

 

Questo bruco si ciba di cera d’api. La cera ha una struttura molecolare molto simile a quella del polietilene, per cui, da un punto di vista evolutivo ha senso che il baco riesca a nutrirsi di plastica.

Quest’animale è un normale bruco usato come esca da pescatori, la sua nuova identità di “mangia plastica” è stata descritta dalla rivista Current Biology in una ricerca coordinata dall’università Britannica di Cambridge e condotta in collaborazione con l’istituto Spagnolo di biomedicina e biotecnologia della Cantabria.

Successivamente, per ulteriori verifiche, un centinaio di larve sono state poste vicino ad una busta di plastica, nella quale dopo i primi 40 minuti sono comparsi i primi buchi, dopo ben 12 ore la massa della busta si era ridotta di 92 milligrammi. Un tasso di degradazione giudicato estremamente rapido, rispetto ad altri microrganismi, studiati fino ad ora, capaci di digerire la plastica.

Questa ricerca è qualcosa di fantastico per l’umanità, da anni il nostro ambiente è intasato da plastica e inquinamento, basti pensare agli oceani e a quanto sia letale per gli animali. Tale ricerca potrebbe essere uno strumento importante per liberare l’ambiente  dalle quantità di buste fino ad ora accumulate.

Adriana Galvani  UNIPOMEDITERRANEA